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Troppo alcol al party studentessa stuprata e lui patteggia 2 anni

La violenza nell’abitazione del quarantaduenne all’Arcella dopo una festa la ragazza aveva chiesto un passaggio

Una notte folle, e anche stupida, finita male per studentessa universitaria di Udine, stuprata da uno sconosciuto incrociato per caso in quelle ore di “buio” provocato dall’alcol. Alcol ingurgitato senza limiti con il risultato di perdere ogni controllo tanto da infilarsi nell’auto del primo che si ferma di fronte all’autostop di una bella ragazza. E che non esita ad accompagnarla nel proprio appartamento all’Arcella e a portarsela in camera da letto fino al mattino successivo. Lui, D.S., 42 anni originario di San Benedetto del Tronto e residente a Padova, è finito nei guai per violenza sessuale con l’aggravante di aver abusato delle condizioni di inferiorità fisica e psichica della persona offesa. Ieri l’udienza davanti al gip padovano Domenica Gambardella, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta di rinvio a giudizio sollecitata dal pm Giorgio Falcone. Ma l’imputato (difeso dall’avvocato Roberto Nicolai) ha preferito evitare il rischio di un processo, patteggiando due anni e ottenendo la sospensione condizionale grazie al risarcimento di 15 mila euro.

Tutto succede tra il 9 e il 10 febbraio 2013. Alla vigilia dell’imminente carnevale, in Fiera a Padova è organizzata una festa a pagamento e, per l’occasione, alcune amiche udinesi raggiungono la studentessa che vive in un piccolo appartamento del centro storico della città del Santo. Una veloce cena accompagnata da una serie di spritz, prima di raggiungere il party dove si beve a volontà, mentre i freni inibitori saltano. «Le mie amiche mi hanno detto che ho iniziato a fare l’autostop e che mi sono quasi gettata dentro l’auto di un uomo che si era fermato al mio segnale...» racconta alla Squadra mobile la ragazza che aveva perduto borsa, portafoglio e cellulare. «Sono salita a bordo... Poi non so, i miei ricordi riprendono nel momento in cui mi sono ritrovata nel letto con un uomo che mi stava spogliando... Gli dicevo di lasciarmi stare perché volevo dormire... Ricordo che alzava la coperta e mi faceva i complimenti... Era nudo e ripetevo piangendo di lasciarmi stare... Gli ho sferrato due pugni: non è servito a nulla». Si consuma la violenza. Solo al mattino la studentessa si “risveglia”: chiama i genitori con il cellulare dell’uomo, avverte la padrona di casa che ha perduto le chiavi. Lui la riaccompagna dopo una breve sosta per colazione. D.S parla anche al telefono con il padre della vittima, spiegando

di aver accudito la figlia perché aveva perduto gli effetti personali. Alla studentessa nega la violenza, ammette di avere moglie e un figlio («una relazione complicata») ma, facendole capire che le piace, lascia un bigliettino con il recapito del cellulare. Tre giorni dopo, la querela.

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