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Rizzo confessa le violenze sui minori

Interrogatorio di garanzia per il pedofilo di Urbana, che scagiona la moglie: «Lei non sapeva nulla»

URBANA. «Ho avuto un periodo difficile... Ho capito di avere un problema... non ne ho mai parlato con nessuno. Mia moglie non c’entra nulla, non sapeva nulla di questa storia... Non succederà mai più, lo prometto». Confermando tutto quello che aveva già confessato ai carabinieri all’indomani dell’arresto, non ha negato le proprie responsabilità Angelo Rizzo, l’81enne ex sacrestano di Urbana finito agli arresti domiciliari per violenza sessuale plurima e aggravata nei confronti di tre minorenni. Non ha negato, sia pure cercando di ridimensionare il quadro delle pesantissime accuse che gli sono state rivolte dagli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Francesco Tonon.

Ieri, al Palazzo di giustizia di Padova, l’interrogatorio di garanzia dell’anziano davanti al gip padovano Mariella Fino, che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare disponendo gli arresti domiciliari. Rizzo ha ribadito tutte le sue precedenti ammissioni fornite davanti a prove forti, come le testimonianze delle tre piccole vittime, i tabulati telefonici e i messaggini via sms (a dimostrazione dei rapporti con i ragazzini rispettivamente nati nel 2001, 1997 e nel 1990), gli appunti sequestrati nell’aprile scorso quando la sua abitazione venne perquisita. «Non succederà mai più» ha insistito, affiancato dal difensore di fiducia, l’avvocato Remo De Nard, «Ho un problema di cui non ho mai detto nulla a nessuno... E di cui, adesso, mi sono reso conto». A proposito dei filmini che faceva vedere alle vittime, dopo averle chiamate in casa prima dei contatti fisici, Rizzo ha voluto precisare che non si trattava di filmati relativi a situazioni scabrose tra uomini ma di normali film pornografici. Il difensore non ha chiesto la modifica della misura cautelare, ma soltanto l’autorizzazione a visitare il congiunto da parte dei parenti più stretti, che non vivono in casa: sull’istanza il giudice si è riservata. Intanto l’indagine del pm Tonon va avanti. Fino al 1999, infatti, Rizzo era stato sacrestano a Padova, nella parrocchia di San Bellino. Poi era passato nella parrocchia di Urbana: era in quell’ambiente che sceglieva le sue vittime, mirava a creare “un’amicizia” e poi approfittava. Nel giugno scorso un ragazzo (nato nel 1988) si è presentato nella caserma dei carabinieri di Casale di Scodosia accompagnato dal papà per denunciare gli abusi sessuali compiuti su di lui da Rizzo ben 13 anni prima: tutti fatti “coperti” dalla prescrizione,

ovvero non più perseguibili penalmente perché è trascorso troppo tempo in base al codice di procedura penale. Tuttavia è stato l’input che ha convinto il comandante della stazione di Casale ad avviare gli accertamenti destinati a far scattare l’inchiesta.

Cristina Genesin

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