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«Ha iniziato a toccarmi e io l’ho ucciso»

Il racconto dell’omicida al gip: «Dovevamo solo fumarci uno spinello e poi bere una birra, mi ero già fatto di cocaina»

FONTANIVA. «Eravamo lì tranquilli, dopo aver fumato una canna. Lui ha iniziato a toccarmi nonostante gli avessi detto che non mi piacevano gli uomini, ho perso la testa e l’ho colpito con una pietra». Samir Muzzin, 24 anni, di Grantorto, ha ammesso anche davanti al giudice Domenica Gambardella di essere stato lui a uccidere Alfredo Giacon, l’ex barista cittadellse di 72 anni trovato morto martedì mattina, con la testa fracassata, sull’argine del Brenta.

Il giudice ha deciso che il ragazzo italiano (è nato a Latina da padre italiano e madre marocchina) deve restare in cella, ravvisando a suo carico i reati di omicidio volontario e rapina e rilevando inoltre il pericolo di fuga, di reiterazione del reato e il rischio di inquinamento probatorio. «Ha reso ampia confessione», conferma il suo avvocato Giorgia Simionato, «anche se sono emerse dai fatti accaduti diverse discrepanze, per questo gli investigatori devono proseguire nelle indagini».

Muzzin ha raccontato al giudice - ieri mattina verso le 12 in una stanzetta del carcere padovano Due Palazzi, alla presenza del pubblico ministero Giorgio Falcone - che lui e Giacon si erano conosciuti la sera di venerdì 2 maggio, avevano scambiato qualche parola assieme e il pensionato gli aveva fatto delle proposte sessuali, ma solamente verbali. Domenica sera si sono rivisti, Muzzin aveva già assunto della cocaina e si stava inoltrando nella boscaglia del Brenta per fumare della marijuana. «Giacon mi raccontò che in gioventù aveva provato a fumarla», ha raccontato davanti al gip, «e mi chiese di poter venire con me per fare due tiri. L’accordo era di fumare e poi di bere una birra assieme. Ci siamo incamminati, fermandoci in un punto. Finita la sigaretta, mi ha fatto delle avances, gli ho ripetuto che mi piacciono le donne, ma lui non si è fermato. Ha iniziato a toccarmi e non ci ho più visto. Ho preso una pietra e l’ho colpito più volte al capo».

Qui però arrivano le incongruenze: Muzzin assicura di averlo colpito distante dall’acqua e di averlo spostato soltanto di un paio di metri, per toglierlo dalla pozzanghera nella quale era finito cadendo. Dice di averlo lasciato a pancia in su. Ma allora chi l’ha portato fifino al greto del Brenta, distante 40 metri, dove è stato rinvenuto prono? L’assassino dice inoltre che il pensionato aveva addosso un giubbino marrone, che però non aveva più quando è stato ritrovato.

Chi

gliel’ha tolto? I familiari di Muzzin, sconvolti, sono una famiglia per bene, di lavoratori. Mai avrebbero pensato che il figlio potesse arrivare a tanto. Samir aveva lavorato come operaio fino al luglio dello scorso anno ed ora era alla ricerca di un’occupazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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