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Sfrattata la famiglia che non paga l’affitto e rifiuta il rimpatrio

Mamma e papà di due figli denunciano: «Sbattuti in strada» Il sindaco: «Padrone di casa in difficoltà, ne aveva bisogno»

LOREGGIA. Sfratto esecutivo con ufficiale giudiziario, sindaco e carabinieri ieri mattina in via Vecellio. Una coppia albanese con due figli, nonostante le proteste, ha dovuto lasciare l’appartamento: da tempo marito e moglie, senza lavoro, non pagavano l’affitto. «Siamo stati buttati in mezzo alla strada», ha denunciato ieri la mamma, «e non sappiamo dove passare la notte. Il Comune dice che ci dà un aiuto, ma non è così».

Il sindaco Fabio Bui racconta però un’altra storia: «Era il terzo tentativo dell’ufficiale giudiziario, quella casa doveva essere liberata, il proprietario aveva la necessità di riaverla perché anche lui è in difficoltà. Gli sfrattati sapevano benissimo, da tempo, che dovevano andarsene; ma non hanno fatto granché per uscire da questa situazione. Noi abbiamo dato loro tutto il supporto possibile, avevamo perfino proposto un rimpatrio assistito: avevano l’opportunità di accedere a un fondo ministeriale di mille euro in servizi, ma volevano liquidi e l’hanno rifiutato. Giovedì, ad esempio, abbiamo rimpatriato 4 persone in Togo, 3 bambini e una signora, con un progetto che ha visto coinvolti Comune, proprietario della casa, che ha contribuito a pagare il biglietto del viaggio, e Caritas. Al loro paese sono stati seguiti dai referenti Caritas locale e hanno inserito i bambini a scuola». Quello attuato da Loreggia è il primo rientro assistito in patria dal Camposampierese, un progetto-rimpatrio per il quale il Ministero dà un contributo di mille euro in servizi.

«Come Comune non possiamo pagare l’affitto a tutti», insiste Bui. «Se gli stranieri non hanno mezzi per sostentarsi, debbono tornare al loro Paese. Sfratti ne abbiamo continuamente e io a questo punto devo tutelare i miei concittadini. Poi non mi risulta che quella famiglia sia in strada, so che può fare affidamento su una rete di connazionali di Trebaseleghe che possono ospitarla». L’ostacolo al rimpatrio, secondo la famiglia, è che il figlio frequenta la terza media. «Non è bello nascondersi dietro ai bambini, ma abbiamo trovato una soluzione anche per questo: la nostra proposta è che tornino a casa padre e figlio piccolo, mentre la madre e lo studente rimpatrino al termine dell’anno scolastico. È quanto possiamo offrire. È

ora di finirla con l’assistenzialismo, ormai non ce n’è per nessuno. E non ha colpa sempre il proprietario della casa, sfido chiunque a essere in un momento di difficoltà e a dover pagare le tasse su un appartamento senza che gli versino l’affitto» conclude Bui.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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