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Gita a Parigi, vogliono lasciare a casa la compagna disabile: «Costa troppo»

Un confronto su WhatsApp tra compagni di classe e molti non vogliono «pagare di più purché venga pure lei». E così lo viene a sapere anche l’interessata che pubblica la conversazione su Facebook

CITTADELLA. È polemica dopo che una studentessa diciottenne del liceo artistico “Fanoli” di Cittadella - da 5 anni relegata su una sedia a rotelle a causa di una malattia - ha pubblicato nel suo profilo Facebook il messaggio ricevuto su “WhatsApp” da una compagna di classe. Messaggio che la sorella della disabile definisce «razzista».

Tutto sarebbe cominciato quando una quinta ha programmato la gita scolastica a Parigi e sono stati presi in esame i costi relativi al trasporto, scoprendo che la presenza di un disabile nel gruppo avrebbe comportato un aumento della spesa da sostenere per il viaggio. «Per la gita 600 euro sono troppi», scrive la compagna di classe. «Noi non siamo né martiri né ricchi, quindi nessuno da noi si aspetta che abbiamo tutto questo buon cuore di accettare la spesa pur di portare la compagna disabile in Francia. Accettiamo tutti di stare a casa allora? Non penso proprio. Quante volte mi è capitato di rovinarmi una serata perché organizzata male e in fretta. Non abbiamo da qui all'eternità per organizzare questo viaggio, quindi è meglio se ci muoviamo. Probabilmente lei ci starà davvero male, perché sono 5 anni che aspetta l'occasione di trascorrere con noi una gita. Ma c'è una sorta di divergenza nella nostra classe, giusto? C'è chi a tutti i costi vuole trovare il modo di portarla e c'è chi, come me, non avendo molte occasioni di viaggiare vuole cogliere a tutti i costi quelle che ha, passando sopra alla questione della compagna disabile. Ogni buon re sa che ogni singolo uomo è sacrificabile per salvare il popolo intero. Non so se mi spiego. Vogliamo davvero rendere tristi 20 persone quando possiamo renderne triste solamente una? Lei non l'ha fatto apposta, lo so. Ma vogliamo davvero barcamenarci in giro per la scuola ancora a lungo per cercare di trovare una soluzione che magari non esiste? E se ci arrivassimo troppo tardi e il costo del trasporto aumentasse ancora di più? Ecco, infatti, secondo me urge una votazione, tanto per fare una distinzione tra chi sia d'accordo a lasciare a casa la nostra compagna - e quindi a prenotare al più presto senza includere le spese in più che si sarebbero aggiunte portando anche lei, sapendo che i costi risulterebbero più bassi - e chi vuole aspettare di risolvere tutti i casini che riguardano il suo problema, non avendo però alcuna certezza sulle spese e rischiando che altre persone rinuncino alla gita se il prezzo è eccessivamente alto. Però sinceramente non ho voglia di dirlo io a lei, lasciamo questo compito all’altra compagna che è sua amica».

La disabile ha pubblicato il contenuto della chat su Facebook, «ma dopo poco l'ha cancellato su richiesta dei suoi compagni», continua la sorella. «Ho deciso quindi di riportare sulla mia bacheca Facebook l'intero messaggio. È una vergogna. Ci sono modi e modi di dire le cose, non per questo bisogna trattare una persona come un oggetto scomodo. Una persona in queste condizioni, per fare ogni giorno le stesse azioni degli altri, ci impiega il triplo del tempo. Ogni cosa che fa, la fa sforzandosi e mettendoci impegno e passione per sentirsi il meno possibile “diversa”. Mia sorella ha rinunciato alle gite scolastiche per quattro anni per non essere un peso per i compagni, ma questo è l'ultimo anno e voleva goderselo fino in fondo. Martedì sera non smetteva di piangere, si è sentita ferita e umiliata da quelle parole. Ora non vuole più andare in gita».

Il post ha scatenato decine di commenti: «Io sono una di quelle ragazze che ha cercato in tutti i modi di far venire con noi la nostra compagna disabile, guardando orari del treno, chiamando stazioni», scrive una compagna. «Credetemi, non è semplice trovare una soluzione che possa andare bene a tutti, perché abbiamo tutti gli stessi diritti per andare in gita. Abbiamo optato per la soluzione aereo e il prezzo è salito di 50-60 euro. Forse non dobbiamo prendercela con una ragazza che ha cercato di dire la propria, ma dobbiamo prendercela con lo stato italiano, che nel 2014 non ci dà la possibilità,

in modo semplice e meno costoso, di trasportare una persona in carrozzina».

«Fare una votazione per portarmi in gita? È una meschinità», commenta la disabile. «E poi le parole usate sono state cattive: mi sono sentita trattata come un oggetto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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