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Forconi sotto casa, lady Galan inveisce contro di loro

Un manipolo di manifestanti, travestiti da commando della Grande Guerra, è andato a protestare sotto la villa dell’ex governatore a Cinto Euganeo. Per le ire della moglie iori

CINTO EUGANEO. La pioggia battente e il vento impetuoso non li hanno fermati. La mattina di Santo Stefano un gruppo di aderenti al movimento “9 Dicembre” si è posizionato nei paraggi dell'abitazione dell'ex governatore del Veneto Giancarlo Galan e l'ha letteralmente bombardato di insulti.

“Vergognaaaaa”, “Ladriiiiiii”, “Corrottiiiiiii”, le offese che hanno fatto spalancare la finestra del piano superiore alla moglie del politico padovano.

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“Non avete altro da fare?” ha urlato di rimando la signora. “Siamo disoccupati, licenziatiiii” hanno ribattuto in coro i focosi dirimpettai, che poi hanno continuato a più riprese ad urlare tutta la loro rabbia.

A Santo Stefano è toccato a Galan, oggi sarà il turno dell'onorevole Federico Ginato del Partito democratico, residente a Pojana Maggiore, giusto per non fare torto a destra e a sinistra. Anche per lui sarà inevitabile assaggiare la rabbia dell'agguerrito sodalizio.

Del resto qualche giorno fa i leader del movimento avevano promesso l'inizio della fase 2 della protesta che sta investendo tutt’Italia. Una fase che prevede manifestazioni davanti alle abitazioni dei politici. Detto, fatto.Trenta attivisti provenienti dal presidio permanente di Ponte di Barbarano (punto di riferimento per i simpatizzanti dell'area Colli Euganei) si sono radunati in centro a Lozzo Atestino. Parcheggiate le macchine, i manifestanti hanno scaricato da un camion una sorta di cannoncino battezzato “obice della vergogna” caricato con un mazzo di stelle di Natale bianche e rosse: indossati caschetti e uniformi che richiamano quelli della Grande Guerra, hanno scattato in piazza delle foto ricordo.

L’obiettivo del commando? La storica dimora (anzi, la villa) abitata da Galan e famiglia, situata ai confini tra Lozzo e Cinto. L'arrivo nel piazzale del comandante della stazione locale dei carabinieri ha raffreddato un po’ gli entusiasmi dei forconi, perché non si può manifestare davanti a una casa privata. Qualcuno non ha nascosto al sottufficiale la propria contrarietà: «La strada è pubblica. Sono un cittadino e perché io non posso passare?».

Dopo spiegazioni e conciliaboli, è spuntata la soluzione di riserva: i manifestanti avrebbero raggiunto la meta prevista, percorrendo la strada ciclabile parallela che corre sull'altra sponda del canale Bisatto. Armi e bagagli, sotto il controllo dei carabinieri il gruppo ha marciato verso la destinazione. Una volta arrivati in via Argine Bisatto nella confinante Cinto, sono cominciate le prove al cospetto della dimora, sia pur con il canale a fare da divisorio.

Dopo aver indirizzato verso la facciata della villa l'obice caricato a fiori perché storicamente simboli di pace e di speranza, un agricoltore calatosi perfettamente nel ruolo di condottiero ha sguainato la spada di legno e ha iniziato a impartire gli ordini ai suoi “soldati”. «Posizione 7.2.1, alzo 2.2, fuocooo!». 

Alle 9.35 si sono aperti improvvisamente i battenti di una finestra del primo piano della villa e si è affacciata la signora Sandra Galan. Quelli dei forconi hanno continuato a gridare imperterriti «ladri, corrotti, vergogna» e la donna ha reagito avvicinando la mano destra alla bocca per amplificare il suono della voce: «Non avete altro da fare?», l'ironica domanda della consorte agli sconosciuti. «Siamo disoccupati o licenziati. Vergogna», la risposta gridata dai focosi interlocutori. «Andate a lavorare», ha replicato la donna. «Stiamo pacificamente manifestando davanti alla casa di un politico che ci ha mandato in rovina», la battuta conclusiva degli attivisti seguita da un susseguirsi di cori.

La signora ha socchiuso i battenti della finestra e non è più ricomparsa. La pioggia si è fatta poi copiosa e battente e il vento impetuoso, ma il “commando” ha continuato con il “puntamento” e il “fuoco” contro casa Galan in attesa dell'arrivo di una troupe della Rai.

Il cameraman ha ripreso gli attacchi degli improvvisati “guerrieri” - nella realtà artigiani, autisti, agricoltori, impiegati, casalinghe, disoccupati, operai, perfino un bimbo - poi i portavoce, attorniati dagli altri attivisti, si sono concessi ai microfoni: «Non ce l'abbiamo con la sua casa, ma con le istituzioni che Galan rappresenta e ha rappresentato.

Sua moglie ci ha insultato senza aver alcun diritto». Alla fine, tutti fradici, gli attivisti del 9 dicembre raggiunto la piazza di Lozzo dandosi appuntamento a Ponte di Barbarano. Ieri è toccato a Forza Italia, domani c’è un altro appuntamento polemico in agenda, stavolta con il Pd.

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