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Accusato di abusi sessuali non può più vedere il figlio

Vittima del padre, presunto pedofilo, era comunque costretto a incontrarlo Solo dopo il rinvio a giudizio i servizi sociali hanno finalmente sospeso le visite

CITTADELLA. Sospesi gli incontri del bambino padovano costretto dai Servizi sociali a incontrare il padre indagato per abusi sessuali. Il giudice Domenica Gambardella, durante l’udienza preliminare dello scorso 24 ottobre, aveva già deciso di rinviarlo a giudizio con l’accusa di abusi sessuali, fissando per il 12 marzo prossimo la data dell’udienza.

«La situazione si complica anche per l’assistente sociale e la psicologa dei servizi sociali del Consultorio di Piazzola sul Brenta che avevano “costretto” il bambino a incontrare il padre nonostante la citata accusa di abusi sessuali» dice l’avvocato Francesco Miraglia, legale della madre. «Ancora più grave è l’atteggiamento del servizio referente nei confronti della madre del bambino, che protestava per l’assurda decisone di forzare il figlio ad incontrare il padre». La vicenda viene a galla nel 2007, quando la mamma, residente nell’Alta Padovana, inizia a sospettare dei comportamenti del compagno. L’uomo viene allontanato e il bimbo (che oggi ha 9 anni) appare sempre più insofferente nei confronti del papà. Scattano la denuncia e l’inchiesta, che si conclude con il rinvio a giudizio.

Dopo l’ennesima protesta e l’avvertimento di denuncia del legale della madre, il Servizio sociale ha comunicato l’interruzione degli incontri tra padre e figlio. Non solo: il 31 ottobre, il tribunale di Venezia finalmente emetteva un decreto in cui chiedeva tutta la documentazione inerente il rinvio a giudizio del padre. «Forse si sono resi contro che insistere con gli incontri era una decisione quanto meno discutibile», aggiunge Miraglia. «Finalmente qualcuno sembra essersi accorto della gravità della situazione. Mi sembra inverosimile che un servizio pubblico, quale quello sociale, contribuisca a far del male a un bambino che già di per sè vive un grosso disagio. Ancora più criticabile è, a mio avviso il Tribunale per i minori, che fino ad ora è rimasto completamente sordo a una simile vicenda. A questo punto auspichiamo che il servizio sociale, che fino ad oggi si è occupato del caso, venga rimosso in toto e che il Tribunale per i minorenni svolga effettivamente il suo compito di tutela, non semplicemente

ratificando quanto sostengono l’assistente sociale, la psicologa o la consulente d’ufficio di turno». La vicenda è seguita con il fiato sospeso da parenti e conoscenti della famiglia. La speranza è che il bambino possa superarla presto e vivere con la serenità dovuta alla sua età.

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