Menu

Il nudo ritrovato

Finotti e Young-Won espongono a Padova

Due scultori s’incontrano a Pietrasanta. Uno è Novello Finotti, veronese, maestro di metamorfosi, di forme ibride che provengono da diverse nature e si legano in pezzi unici, montaggi e allusioni di figure, forme aliene ed enigmatiche, ma perdutamente umane. L’altro è Kim Young-Won, sudcoreano innamorato della plastica classica, da Prassitele a Michelangelo, di quel magnifico idioma, e ci lavora appresso con ipotesi di alterazioni, paradossi, evocazioni che ruotano intorno al mito della figura umana. S’incontrano e “legano” su una scommessa: fuor di Concettuale, fuor di Minimalismo, fuor di tutti i Postpop è ancora possibile il canto della scultura nel marmo, nel bronzo, che abbia a che fare con il corpo, estraniato dal Naturalismo ma non dall’Umanesimo?

La risposta è a Padova fino al 20 agosto, al Museo Zuckermann, e negli spazi pubblici ai Musei agli Eremitani, davanti al Municipio e alla galleria La Teca. La risposta, comunque, è sì. Novello Finotti rimane quel surrealista alato che abbiamo imparato ad apprezzare negli anni e Kim Young-Won sorprende con un anti-naturalismo immaginario che spiazza, ma non demolisce, quello storico. Won è stato a Padova un mese, per allestire e per godere della città, di Giotto e di Mantenga e di Donatello. E così racconta.

Cosa l’ha colpita di Padova?

«Mi ha affascinato molto, ho percepito e amato la sua atmosfera medievale intatta nelle chiese e nei palazzi. Padova ha una misura di città ancora umana e un’aria buona. Ho passato quasi tutto il mio tempo a girare per le sue vie, e sono stato molto tempo nella Basilica di Sant’Antonio».

Sarà stato Donatello a rapirla in modo particolare.

«Conoscevo già molto bene Donatello e tutta la sua opera. Ho studiato e approfondito con il massimo interesse la scultura italiana del Rinascimento, e Donatello è stato la porta del Rinascimento. La sua scultura è potente e semplice allo stesso tempo, ha una grande energia plastica».

Ha visto anche Giotto?

«Naturalmente ho visitato la Cappella degli Scrovegni. È incredibile come ogni scena, ogni scomparto abbia un’identità narrativa e sia pervasa da un preciso sentimento. Ho ammirato come la pittura di Giotto raggiunga la perfezione attraverso la fusione di colore, espressione e composizione».

La sua scultura è una scommessa sull’attualità, su una specie di reincarnazione della figura. Pensa che ci sia ancora spazio per essa?

«È quel che penso, ma il corpo umano che si manifesta nelle mie sculture possiede la consapevolezza dell’arte moderna, anche del Minimalismo e infatti esce da piani rigidi e astratti così come le figure di Michelangelo o Rodin uscivano dai blocchi di marmo in cui erano imprigionati. Le distorsioni, le alterazioni di misura o di aspetto o la moltiplicazione della figura assumono un valore simbolico e sociale, come se vivessero in un limbo sospese tra unicità e genericità, sia sociale che virtuale».

Non dev’essere stato facile per lei attraversare lo spazio e il tempo per appropriarsi della storia dell’arte occidentale.

«Ho dovuto liberare la mia mente dai

limiti culturali e dal conformismo sociale che ancora oggi permea una comunità in cui forti elementi di buddismo, cristianità e confucianesimo competono con un impeto secolare moderno. Per vedere la carne senza peccato e apprezzare la nudità, bisogna sempre ripartire dai greci. Oggi come ieri».

TrovaRistorante

a Padova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro