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Pena confermata per la morte di Luana

L’omicida era ricorso in Cassazione ma la sua tesi del gioco erotico finito male non ha convinto i giudici: sconterà 17 anni

CINTO EUGANEO. Nessun pentimento per la morte di Luana. Aver tolto la vita a una ragazza di ventisette anni non gli era bastato, l’assassino ha tentato pure di infangare la sua dignità. La giustizia, tuttavia, ieri ha stroncato sul nascere ogni maldestro e impietoso escamotage perpetrato dall’omicida per farla franca e ha confermato la pena di 17 anni di carcere. La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso dei legali di Luca Bedore, l’elettricista di ventisei anni che il 4 aprile 2010, la sera di Pasqua, strozzò e poi soffocò l’ex fidanzata, Luana Bussolotto. La ragazza, che faceva la stilista, era originaria di Cinto Euganeo e viveva da pochi giorni a Noventa Vicentina. L’ex fidanzato non sopportava che la loro storia fosse finita, tanto da arrivare, quella sera, a toglierle la vita a mani nude, infilandole poi la testa in un sacchetto di plastica. L’aveva quindi “vegliata” per tutta la notte, fino ad autodenunciarsi alle forze dell’ordine.

Bedore, residente a Stanghella e riconosciuto come il chiaro responsabile di quel delitto, era stato condannato a trent’anni in primo grado. In Corte d’assise d’appello, per il venire meno di un’aggravante e per lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato, la condanna era stata ridotta a 17 anni e 4 mesi. La difesa dell’elettricista, affidata all’avvocato Michele Pergola di Padova, ha tuttavia tentato il ricorso in Cassazione. Dopo una discussione molto tesa, durata per metà mattinata, alle 17.30 di ieri pomeriggio è arrivata la sentenza, con il rigetto del ricorso e la conferma della pena a 17 anni e 4 mesi.

«È stato riconosciuto in pieno il dolo omicidiario di Bedore» spiega l’avvocato padovano Fabio Pinelli, il legale a cui si è affidata la famiglia Bussolotto «Possiamo dirci soddisfatti, non tanto per la risposta sanzionatoria attribuita all’omicida, quanto per la ritrovata dignità di Luana».

Il killer, infatti, aveva subito ammesso l’omicidio. In una chiamata al 118 l’ex fidanzato si era autoaccusato di aver strangolato la ragazza, preso dalla rabbia per una possibile fine della loro relazione. Dopo otto mesi di silenzio, Bedore aveva ritrattato la propria versione, spiegando che la morte era arrivata accidentalmente in seguito a un gioco sessuale consenziente. «Il racconto fantasioso di Bedore ha inevitabilmente gettato fango sulla memoria di Luana» continua l’avvocato penalista Pinelli «Ogni scelta difensiva è legittima, tengo a ribadirlo; tuttavia fa riflettere il fatto che a un incensurato come Bedore non siano state attribuite neppure le attenuanti generiche».

Quella versione, evidentemente, si poteva evitare. L’assenza di pentimento da parte di Bedore, peraltro, forse ha giocato un ruolo determinante anche nel rigetto del ricorso; tesi, tuttavia, che potrà essere confermata solo dalla lettura delle motivazioni alla base della decisione della Corte. Bedore dovrà dunque scontare una pena di 17 anni e 4 mesi, basata su un impianto accusatorio che ha tenuto conto dell’omicidio volontario aggravato dall’abuso del mezzo di ospitalità e dalla minorata difesa della vittima, che era rimasta sola in casa.

In secondo grado non era stata accolta, invece, l’aggravante del mezzo insidioso (il sacchetto di plastica), che avrebbe fatto salire la pena ad almeno 30 anni.

Oltre all’avvocato, la famiglia Bussolotto ieri ha voluto ringraziare quanti hanno collaborato in questo procedimento, a partire da Emanuele Balbo, l'investigatore privato a capo della “Forensic

services investigations solutions unit” di Este e il team di professionisti composto dai medici legali Silvia Tambuscio e Luca Massaro, oltre al genetista Valerio Onofri e il professor Raffaele Giorgetti dell’Istituto di medicina legale di Ancona.

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