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Quelle sirene erano proprio per Matteo

L’angoscia della mamma e degli amici accorsi in strada: “Rusa” era atteso a casa per le prove della band

OSPEDALETTO EUGANEO. Era andato a un incontro con i dirigenti della squadra giovanile dell’Atheste, a Ponso, di cui era allenatore. Ormai sulla via del ritorno, era arrivato a poche centinaia di metri da casa. Dove lo attendevano gli amici, perché l’altra sera, alle 21, nello scantinato sotto casa attrezzato come sala musica, erano in programma le prove della sua band, gli “11 gradi”. Matteo Rosante, musicista ventinovenne, residente con la famiglia in via Palugana Lunga a Ospedaletto Euganeo, a quella sessione di prove non è mai arrivato. È morto sbalzato fuori dalla sua Ford Fiesta impazzita, poco distante da casa, lungo la Sp 91 tra Palugana di Ospedaletto Euganeo e Ponso. Sbalzato fuori dalla sua auto finita contro un platano, per ragioni ancora da chiarire, forse legate al fondo stradale scivoloso. La macchina l’ha poi travolto, non lasciandogli possibilità di scampo. Preoccupati perché non lo vedevano arrivare, gli amici e la mamma Donatella hanno provato inutilmente a contattarlo al cellulare, mandandogli sms. Ma senza risposta. Poi hanno sentito le sirene di ambulanze e vigili del fuoco. Si sono precipitati in strada e lì è avvenuta l’agghiacciante scoperta.

Il papà, Maurizio, che lavora come autotrasportatore, era partito da poco da casa per un viaggio in Austria ed è tornato indietro di corsa. Matteo, per gli amici “Rusa”, abitava con i genitori, e i due fratelli Antonio e Davide. Da tempo era fidanzato con Gloria Ciprian e la coppia, molto affiatata, si vedeva spesso nei locali della Bassa padovana, dove si esibiva come il duo “Teo e Glo” in spettacoli di karaoke e piano bar. I due ragazzi avevano in programma di sposarsi a breve e stavano già preparando la loro futura casa.

Matteo lavorava come operaio alla Eurocryor di Solesino, azienda specializzata nella produzione di banchi frigoriferi, dove ieri mattina la notizia della sua morte ha gettato nello sgomento i colleghi. Tutto il tempo libero lo dedicava alle sue grandi passioni, la musica e il calcio. Come sportivo ha giocato per varie società della Bassa padovana: da qualche anno era entrato nella rosa del Deserto, impegnato nel campionato di Terza categoria, anche se ora era fermo da un po’ a causa di un infortunio al ginocchio. Ieri i suoi compagni di squadra si sono incontrati per decidere un modo speciale di dirgli addio. A lui la società ha dedicato la maglietta della squadra, con il suo numero 10 e il nome “Rusa”, che verrà domani deposta sul feretro. Da cinque anni inoltre Matteo era entrato nello staff della società Atheste Padovana, con cui collaborava come allenatore del settore giovanile. Prima di pulcini e “piccoli amici” e poi, da quest’anno, della squadra degli esordienti. «Era un allenatore molto amato dai ragazzi» lo ricorda il presidente dell’Atheste, Graziano Franchin «lo chiamavano “l’allenatore buono”: aveva una grande umanità e sapeva dare il massimo in ogni situazione, nello sport e nella vita. Un ragazzo meraviglioso e di compagnia. Era affiancato dal manager Giuseppe Di Marco, che lo vedeva come un figlio. Siamo molto vicini alla famiglia, che conosco personalmente da molto tempo, e la società sarà presente al funerale».

Tutta la famiglia Rosante è molto nota nel mondo dello sport locale: sono calciatori anche i fratelli Antonio e Davide, mentre il nonno Armido, ex fornaio, è stato lo storico custode dello stadio di Este. La famiglia è originaria di Meggiaro, a Este, e solo da qualche anno vive a Palugana. Ma prima aveva abitato anche a Deserto.

Già ieri è arrivato

il nulla osta alla sepoltura e si è potuto quindi fissare il funerale: si terrà domattina, alle 10, nella chiesa del Tresto. La salma partirà dalla camera mortuaria dell'ospedale di Este e dopo la cerimonia riposerà nel cimitero di Ospedaletto Euganeo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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