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Un Paese capace di offrire opportunità

La testimonianza di un padovano in Oceania e le storie dei giovani veneti agli antipodi della crisi

di Matteo Bruschetta

«Cossa veto fare in Australia?». Questa la domanda di mia madre quando, qualche mese fa, le comunicai la mia decisione di emigrare in Oceania. Una terra lontana, 24 ore e rotte di aereo. Della serie: se si cambia, meglio farlo radicalmente. Niente pratiche burocratiche cervellotiche, sono sufficienti pochi click nel sito internet dell'Immigrazione Australiana online per ottenere la Working Holiday Visa, che permette di vivere un anno in Australia con un visto lavorativo. Basta avere tra i 18 e i 30 anni, i soldi per la Visa, per il biglietto aereo e il gioco è fatto.

L'Australia è una delle poche economie industrializzate ad avere evitato la crisi economica.

Nella terra dei canguri il tasso di disoccupazione è del 5%, in alcune regioni scende addirittura al 3,5%. Poco più di 22 milioni di abitanti popolano un territorio esteso all’incirca come tutta l’Europa.

Le opportunità sono molte. Servono architetti, ingegneri, avvocati, ma anche cuochi, camerieri e operai specializzati: in Australia pare esserci posto per tutti.

Prima della crisi, migravano soprattutto gli accademici, la classica “fuga dei cervelli”. Ne è un esempio Nicola, 27 anni, ragazzo originario del Tresto. Niente più Sagra da quando si è trasferito a Melbourne, dove sta facendo un dottorato in Astronomia con una borsa di studio australiana. «Ho scelto l'Australia perché nel mio ambito dovevo andarmene, visto che l'accademia in Italia è troppo indietro. L'Europa era troppo vicina e l'America troppo impegnativa, quindi mi sono detto: vada per l'Australia. A livello universitario, la meritocrazia funziona, i professori sono giovani, in gamba e super dentro la ricerca. È una conseguenza del fatto che ci sono molte più risorse a livello economico».

Nicola è partito per Melbourne con la morosa Linda, di Este. In Australia, Linda ha lavorato come cameriera, insegnante di nuoto e commessa. Sono davvero tanti gli italiani impiegati nel settore della ristorazione, come Marco, 23 anni, di Vittorio Veneto, pizzaiolo in un ristorante di Sydney. «In Australia si è decisamente padroni del proprio tempo. In Italia una volta che trovi un lavoro sai che devi tenertelo stretto, che il capo ci mette un secondo a rimpiazzarti e che invece tu impiegherai mesi a trovarne un altro. E così si sopportano a lungo situazioni anche molto frustranti. Qui è esattamente l’opposto. La gente si sposta spesso, cambia occupazione di continuo. Tutti hanno l’opportunità di vivere a pieno la propria vita.

Sei stufo del tuo lavoro? Nessun problema. Ti licenzi e ne provi un altro. In poco più di tre mesi ho già cambiato quattro impieghi. Ora ho un contratto full time, guadagno 800 dollari australiani a settimana, pago le tasse e ho l’assicurazione medica. Tutte cose che in Italia non avevo mai visto».

Tra il 2006 e il 2011, le richieste di Working Holiday Visa dal Belpaese sono aumentate del 119%. Solo lo scorso anno gli italiani sbarcati in Australia con un visto lavorativo sono stati 10 mila. Una volta terminato il primo anno, per prolungare il visto di un altro anno ci sono diverse le possibilità, su tutte i 3 mes. i in farm (fattoria). Come ha fatto Valeria, 25 anni di Mestre, partita con un'amica austriaca alla volta di Brisbane: «Appena arrivati abbiamo cercato lavoro in farm. Tre mesi con la schiena piegata a raccogliere fragole. Ma ora possiamo chiedere il rinnovo del visto per un altro anno». Il Working Holiday Visa, infatti, dura dodici mesi. Offre la possibilità di legarsi allo stesso datore di lavoro per un massimo di sei mesi ed è prorogabile di altri dodici. Unica clausola: 88 giorni in settori come agricoltura, pesca e miniere.

C'è chi invece considera l'Australia

un trampolino di lancio verso l'Asia, come Fabrizio, 30 anni di Ponso. «Ho lavorato in Australia otto mesi, salvando i soldi necessari per farmi sei mesi di viaggio in Asia: Malesia, Thailandia, Vietnam, Cambogia, Myanmar, Laos... Un'esperienza incredibile, che consiglio a tutti».

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