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Celeste è nata morta, ma dovrà comparire nello Stato civile

I genitori vincono in tribunale la battaglia con il Comune e fondano un’associazione per famiglie che hanno vissuto lo stesso dramma

CITTADELLA. La gravidanza finisce male, la bimba nasce morta alla 27ª settimana di gestazione. Non ha mai visto la luce, non ha vissuto il calore dell’abbraccio di una mamma, ma per i genitori è stata comunque una persona, un battito di cuore nel grembo materno che merita di lasciare una traccia e non di dissolversi nel nulla. I genitori ne hanno perciò chiesto l'iscrizione all'Anagrafe, incontranto il no burocratico del Comune.

Mamma e papà non si sono persi d'animo e hanno voluto andare in fondo alla faccenda: «Contrariamente a quanto pensa la maggior parte delle persone, per noi un bimbo nato morto deve avere la dignità di ogni altro bambino». Le parole sono del papà di Celeste, la piccola nata morta il 17 agosto 2008 all'ospedale di Cittadella, che con la moglie, assistiti dall'avvocato Alessandra Tagliasacchi del Foro di Treviso, ha vinto la battaglia contro il Comune di Cittadella, che ora dovrà registrare la bambina all'Anagrafe.

«Ci siamo rivolti al giudice per iscrivere nostra figlia nei registri dello Stato civile, dopo che il Comune ce lo aveva negato» spiega il papà «Il giudice onorario del tribunale ci ha dato ragione, ma l’ufficiale d’Anagrafe si è rifiutato e così è stato presentato un esposto alla Procura della Repubblica per inosservanza del provvedimento del giudice della sezione staccata di Cittadella».

La giunta comunale ha autorizzato il sindaco a resistere in giudizio: secondo il Comune «l’Ufficiale di Stato civile, non ha eseguito l’ordine del giudice di Cittadella, dando comunicazione con raccomandata allo stesso e alla Procura di Padova, in quanto spetta al Tribunale in camera di consiglio decidere sul ricorso». Da ciò il caso definito martedì.

Ma dietro le carte bollate c’è la tragedia vissuta da una famiglia. «Quando nel 2008 la nostra piccola è nata morta, il mondo ci è cascato addosso», dicono i genitori di Celeste, che aggiungono: «Il nostro desiderio era quello di iscrivere nostra figlia all'Anagrafe, non potevamo accettare che venisse definita come “prodotto abortivo”.

Da quel “no” è iniziata la nostra battaglia per dare dignità a Celeste». Una sentenza destinata a fare giurisprudenza: «Prima del caso di Celeste, non c'erano precedenti in Italia», sottolinea il legale, «Il Comune, nel suo diniego, ha fatto riferimento al regolamento di Polizia mortuaria che disciplina la sepoltura dei feti nati morti a partire dalla 28ª settimana di gestazione, ipotizzando questo limite valesse anche per l'iscrizione all'Anagrafe. In realtà non vi è alcun limite di età, quindi la scelta della 28ª settimana è arbitraria».

Il dolore ha dato a mamma e papà la spinta di dare vita a un'associazione, “Pensiero Celeste”, «perché le nostre voci si uniscano a quelle di altri genitori che hanno vissuto o vivono il nostro dramma», spiega la coppia, «Cominciamo a interessarci alla natimortalità che crea un grande dolore che spesso rimane senza supporto per le coppie. Un’incidenza del 4%, pari a 180 mila bambini all’anno che non vedono la luce. Scopriamo che negli altri Paesi europei ci sono leggi chiare per dare pari riconoscenza ai bimbi non nati. In Italia ci sono numerose leggi che si intrecciano, spesso contraddicendosi l'un l'altra. Il contatto è: pensieroceleste01@gmail.com”.

«L'ufficiale di Stato civile del Comune di Cittadella ha fatto solo il suo dovere», tiene comunque a precisare

il sindaco Giuseppe Pan, applicando quanto previsto dalla normativa vigente. Inoltre, i genitori non hanno fornito alcun certificato di nascita rilasciato dall'ospedale che attestasse che la bimba fosse nata morta e, in assenza di quel documento, la registrazione non poteva essere fatta».

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