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LETTERATURA

Francesca Diano vince il prestigioso Premio Teramo

PADOVA. I nomi sono tra i più illustri: Alberto Bevilacqua, Giovanni Raboni, Mimì Zorzi, Raffaele Nigro, Gennaro Manna, ma anche il trevigiano Andrea Zanzotto, il feltrino Silvio Guarnieri, il...

PADOVA. I nomi sono tra i più illustri: Alberto Bevilacqua, Giovanni Raboni, Mimì Zorzi, Raffaele Nigro, Gennaro Manna, ma anche il trevigiano Andrea Zanzotto, il feltrino Silvio Guarnieri, il friulano Carlo Sgorlon e il padovano, l'unico fino ad ora, Ferdinando Camon. Sono solo alcuni tra i vincitori del rinomato Premio Teramo, istituito a partire dal 1959. Un premio che ha il suo posto storico nella letteratura del ’900 italiano, non fosse altro che per la sua longevità, ma è anche il più importante premio letterario italiano riservato al racconto inedito. Le modalità di assegnazione del premio sono rigorose perché i racconti sono anonimi e, quindi, a nessuno è dato sapere, fino alla decisione finale, chi sia il premiato. Cioè se a scrivere sia una donna o un uomo, se un adulto o un ragazzo, se uno scrittore già consumato oppure alle prime armi. E dopo Ferdinando Camon, quest'anno Padova si porta a casa il secondo Premio Teramo. O meglio, se lo porta a casa Francesca Diano, che è sì padovana ma è anche una donna di mondo: ha insegnato a lungo in Irlanda, intrattiene stretti rapporti con l'India... Francesca Diano si è aggiudicata quel Premio vinto nel tempo da grandi scrittori e poeti con il suo racconto “Le libellule”. «Raffaella Morselli, della Giuria» racconta Diano «nel proclamarmi vincitrice ha detto che, nel leggere il racconto, si era immaginata la sua autrice una ragazza giovane. L’aveva meravigliata scoprire che sono una donna matura. Proprio per la leggerezza e l’ironia della scrittura, che narra di follia e di amara desolazione in toni lievi. Questo commento mi è piaciuto

perché io so che quella ragazzina che guarda il mondo con enorme curiosità è in me sempre presente, ma è bello sapere che la mia scrittura la rivela. Anche quando ciò che si guarda e si vede è feroce e crudele. Credo sia questo il senso dello scrivere».

Barbara Codogno

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