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L’allarme: «Punti di liquefazione in Polesine»

Roberto Cavazzana, vicepresidente dell’ordine dei geologi, analizza la situazione

VENEZIA. Si chiamano «punti di liquefazione» e corrispondono a fratture e fessure del terreno, accompagnate talvolta da sabbia depositata ai lati: «Sono macchie biancastre abbastanza facili da individuare dall’alto: ieri mattina, durante la scossa di terremoto, stavamo sorvolando le zone del Polesine colpite e ne abbiamo rilevate diverse decine, anche recentissime», rivela Roberto Cavazzana, il vicepresidente dell’ordine dei geologi veneti reduce da un sopralluogo in elicottero condotto insieme a una squadra di colleghi volontari. Un fenomeno allarmante e finora inedito: «In effetti si tratta di conseguenze sul terreno poco note alle nostre latitudini, o conosciute soltanto dai tecnici, ma ben documentate dai sismologi in Giappone».

La scoperta ha indotto i geologi ad aggiornare il loro programma di lavoro: «Anzitutto dovremo fare il punto della situazione, quantificando sia le liquefazioni che i fenomeni di espulsione di acqua dal sottosuolo e gli altri dissesti», annuncia Cavazzana «quindi cominceranno le ispezioni “a suolo”, cioè i rilievi necessari a delineare un’idea precisa del rischio attuale».

La causa di tutto è sepolta sotto miliardi di metri cubi di antichissimi sedimenti, dove le pendici rocciose dell’Appennino proseguono, da Bologna al Po, infilandosi sotto la Pianura Padana. I geologi la chiamano «dorsale ferrarese» o «arco di Ferrara» ed è il suo movimento che ha scatenato il terremoto di ieri e quello del 20 maggio scorso. Un terremoto di rara potenza come non se ne vedevano da almeno cinque secoli. E che ora si prepara a dare altre scosse, «anche molto forti» dicono i sismologi che dalla scorsa notte hanno triplicato i turni presenze nella sala operativa dell’Ingv, l’istituto di geofisica e vulcanologia che sorveglia l’attività sismica in Italia.

L’intensità e la distribuzione dei sussulti che nella giornata di ieri hanno riportato la paura in Emilia facendosi sentire fino in Austria, Slovenia e Croazia, per diverse ore hanno anche fatto temere l’attivazione di una faglia diversa da quella che ha originato il sisma del 20 maggio. Insomma si temeva «un nuovo evento» di cui il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, ha informato anche il Parlamento nel corso di un’ informativa al Senato. In serata gli esperti hanno poi corretto il tiro parlando «della stessa faglia o di una faglia parallela orientata nello stesso modo della precedente». Ma solo le analisi dei dati permetterà di avere un quadro preciso della situazione e capire se si tratti davvero di un segmento della stessa faglia.

Perché «quella che si è risvegliata è una zona complessa, nella quale si distinguono tre grandi strutture ad arco poste l’una davanti all’altra a distanza di dieci, quindici chilometri» spiega il sismologo Gianluca Valensise. E una delle ipotesi è che la struttura attivata il 20 maggio possa aver «risvegliato quella adiacente, proprio come se le avesse dato un calcio», aggiunge Valensise che da geologo dei terremoti ha studiato a lungo «la troppo snobbata pianura padana». Quanto alle polemiche sulla presunta inadeguatezza della mappa di pericolosità del territorio Valensise, che è tra gli autori della carta, respinge accuse «prive di fondamento».

«Nessuno dei recenti terremoti ha superato i valori previsti. Il problema è che la mappa è stata elaborata solo fra il 2004 e il 2006 e di conseguenza la gran parte degli edifici e dei capannoni industriali non ha avuto tempo e modo di recepirla». Ciò che appare certo, per il momento, è che il fronte appenninico attivo si è allargato di dieci chilometri verso est provocando una variazione nella geografia degli epicentri stavolta più vicini al modenese che al ferrarese. «La distribuzione delle repliche evidenzia che la fascia attivata con i terremoti odierni estende la zona attiva fino alla provincia di Reggio Emilia, con una estensione totale di quasi 50 km», hanno scritto gli esperti in una nota che a sera ha fatto il punto sugli eventi in

corso. Una situazione che rende impossibile offrire rassicurazioni alle popolazioni colpite. «La sequenza delle repliche sarà lunga e non si può escludere che possano avvenire altri forti terremoti, come quello avvenuto oggi», ha dichiarato ieri sera il presidente dell’Ingv, Stefano Gresta.

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