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Correzzola, il tabaccaio racconta: «L’ho sentito alle spalle e gli ho sparato»

Il racconto al pm Benedetto Roberti del tabaccaio Franco Birolo, accusato di omicidio per aver sparato a un ladro. L’avvocato difensore Luigino Martellato: «E’ stata legittima difesa»

PADOVA. «Ho visto una sagoma davanti a me. Ho gridato “Fermi, fermi ladri”. Poi, all’improvviso, ho sentito qualcuno alle mie spalle... Ha scavalcato il bancone alla mia sinistra, me lo sono ritrovato vicino... E ho sparato». Qualche frazione di secondo e si è consumata la tragedia. Ma, di fronte al pubblico ministero Benedetto Roberti, nella notte più lunga della sua vita, Franco Birolo ci ha messo molto più tempo per raccontare ogni istante di quello che era accaduto poco prima nella piccola tabaccheria con edicola di cui è titolare a Civè di Correzzola. Sentito nella caserma dei carabinieri di Piove di Sacco come persona offesa e non ancora in qualità di indagato, ha parlato senza reticenze dell’incursione avvenuta intorno all’1,57 di giovedì notte, mentre un militare verbalizzava l’interrogatorio. Ha parlato con apparente calma. Con tranquillità. Preoccupato di aver accanto la compagna di vita Tamara, la sua fonte sicurezza. «Stavo dormendo in camera da letto con mia moglie, al primo piano. Mi ha svegliato un colpo, come se fossero state sfondate la serranda e la vetrata del negozio, situato sotto. È suonato l’allarme» ha proseguito, «Mi sono infilato la tuta, ho preso la mia pistola (una semiautomatica Glock calibro 9 di fabbricazione austriaca) e sono sceso giù per le scale fino alla tenda che separa dal negozio... Ho visto una sagoma... Ho urlato». I ladri stavano ripulendo l’edicola-tabaccheria, organizzati in una sorta di catena umana per caricare il più in fretta possibile tutto il bottino nella loro auto, una Punto verde rubata la notte precedente a Padova e parcheggiata con il portabagagli rivolto verso la porta d’accesso. «Quanti erano? Non lo so con esattezza» ha spiegato Birolo agli investigatori, «Io ne ho visti due scappare fuori dal negozio». Altri due venivano “neutralizzati” da lui stesso: secondo una prima e sommaria ricostruzione il giovane ucciso, in piedi proprio dietro al bancone, stava svaligiando lo scaffale e consegnando al complice, poi arrestato, decine di stecche di sigarette. L’inaspettata irruzione di Birolo ha stravolto ogni piano: lo straniero ha cercato con un balzo una via di fuga ma il commerciante, accorgendosi dell’uomo dietro di sè e vicinissimo, ha sparato; il malvivente immobilizzato dal tabaccaio, invece, era sulla soglia quando è stato paralizzato dalla paura nel vedere il connazionale ferito che si trascinava agonizzante sulla strada. Gli altri due componenti della banda erano appena riusciti a fuggire, scappando nel buio.

Poche ore più tardi Franco Birolo è finito nel registro degli indagati per omicidio volontario. Atto dovuto, al momento. Tanto che il pm non ha chiesto alcuna misura restrittiva della libertà personale. Del resto non ci sono i presupposti: nessun pericolo d’inquinamento probatorio, nessun pericolo di fuga. Tuttavia Birolo, pur avendo il regolare porto d’armi, ha ucciso un uomo che non era armato. Ha sparato con troppa facilità? Ha forse esagerato, forte dell’arma che impugnava? O si è legittimamente difeso? A queste domande dovrà rispondere l’inchiesta.

Stamane il dottor Claudio Rago, dell’Istituto di medicina legale di Padova, sarà incaricato di svolgere l’autopsia sul corpo del giovane straniero ancora sconosciuto: l’esame esterno - eseguito sul cadavere steso sul ciglio in via San Donato, a Civè, dove il ragazzo è spirato in pochissimi minuti dopo essersi trascinato fuori dal locale - ha rivelato che il proiettile è entrato nella zona sottoascellare destra per fuoriuscire dalla parte opposta. «Nomineremo un consulente di parte (il dottor Davide Roncali)» anticipa il penalista Luigino Martellato, difensore del commerciante, «E attenderemo i risultati dell’autopsia: tutto è da valutare. La contestazione del reato di omicidio volontario? Un atto dovuto, niente di più. Ci troviamo di fronte a una situazione di legittima difesa: c’è stata un’irruzione di più soggetti, un gravissimo attentato all’incolumità personale. La reazione del mio assistito? Più che giustificata». Il legale va oltre: «Non si può parlare nemmeno di eccesso colposo di legittima difesa. Ripeto, siamo di fronte a un attentato all’incolumità personale e dei propri beni. Come definire, altrimenti, un’irruzione in piena notte, in casa propria e con quelle modalità violente?». Franco Birolo non chiederà di essere interrogato come persona indagata e, di conseguenza, con tutte le garanzie di legge come l’assistenza del legale di fiducia. Almeno per ora. «Aspettiamo l’esito degli atti istruttori, poi si vedrà» puntualizza ancora il difensore «Il signor Birolo, che

è ferito a una mano, mi ha detto: ”Ero terrorizzato, ho avuto paura di morire”. E, ancora oggi, è un uomo spaventato». Oggi alle 10 il gip Lara Fortuna interrogherà il ragazzo arrestato, l’unico in grado di fornire altri particolari di questa brutta storia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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