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Licenziato, vende casa e apre un’azienda. Ex direttore assume 15 colleghi

Cristian Stangalini, 44 anni, abbandonato da banche e istituzioni, è riuscito a riassumere i dipendenti messi alla porta insieme a lui

PIOVE DI SACCO. Licenziato a 44 anni insieme ad altri 42 colleghi, si rimbocca le maniche e apre una nuova azienda. In barba alla crisi e in barba alle banche del territorio che gli hanno chiuso la porta in faccia, come tutte le istituzioni a cui si è rivolto. Cristian Stangalini non ha voluto piegarsi a un destino che sembrava segnato. L’azienda che ha lasciato a casa lui, che era direttore dello stabilimento, e 42 fra operai e impiegati, è la Metal Welding Wire, ex Femi Metal, colosso della lavorazione del ferro con sede principale a Bergamo. Due anni fa l’annuncio dei vertici della chiusura dello stabilimento di Brenta d’Abbà a Correzzola. Un fulmine a ciel sereno per Stangalini e colleghi, dato che c’erano ordini per milioni di euro e il lavoro certo non mancava. «Le trattative non hanno portato a nulla», racconta l’imprenditore, «i lavoratori sono stati messi tutti in cassa integrazione e alla fine in mobilità. Io ero convinto delle potenzialità del settore, non c’erano i presupposti per chiudere l’attività. Ho avanzato diverse proposte all’azienda per rilevare la sede di Correzzola, ma non si è raggiunto l’accordo». Stangalini non si è dato per vinto: «Con mia moglie abbiamo deciso di vendere la nostra casa di Como, mio paese d’origine, viviamo ancora in affitto a Piove. Con i soldi della casa siamo riusciti a prendere un capannone in affitto e a fornire le garanzie necessarie per acquistare i macchinari per avviare l’attività. Ma non è stato facile». Racconta l’imprenditore: «Da novembre del 2010 che avevamo fatto la richiesta, l’Enel ci ha portato l’energia elettrica nello stabilimento solo a giugno 2011. A luglio abbiamo iniziato a produrre. Ho potuto assumere i primi tre operai, ad agosto ne ho chiamati altri, tutti ex della Metal Welding». Ora la Opm-Fili, che ha sede in via Matteotti nella zona industriale di Arzergrande e Piove, conta quindici dipendenti. «Lavoriamo sette giorni su sette, a ciclo continuo», sottolinea Stangalini, «a gennaio abbiamo fatturato 190 mila euro, a marzo siamo arrivati a oltre 400 mila».

L’azienda sembra viaggiare con il vento in poppa, ma il titolare non dimentica le tante porte che si è visto chiudere in faccia: «Pensavo che di fronte al mio progetto, che prevedeva di tornare a dare lavoro a persone rimaste a casa, ci fosse il favore delle banche del territorio. Invece appena sentivano parlare di azienda start up saltava tutto. Ho scritto al governatore Zaia dopo averlo sentito in televisione parlare di aiuti alle imprese, mi ha risposto il suo ufficio di Gabinetto, mi sono rivolto all’ufficio che mi è stato indicato, ma la mia pratica è andata persa nei meandri della burocrazia. Stessa sorte con Veneto Sviluppo: nessun aiuto per le nuove aziende. Se abbiamo potuto avviare l’attività è stato solo grazie a istituti bancari nazionali e a colleghi e amici che ci hanno aiutato».

E il lavoro oggi non manca: «In Brianza, da dove provengo», assicura Stangalini, «la situazione è molto peggiore. Nel Piovese c’è un buon tessuto economico. Purtroppo ci sono molti che usano la crisi come scusa e ne approfittano. L’esempio mio la dice lunga: lavoro perlopiù con i vecchi clienti della Metal Welding Wire, su 750 tonnellate di fili per saldatura che produciamo al mese appena 70 sono per il mercato italiano, questo per dire che non è vero che Paesi come Francia, Germania, Austria e Belgio

non si fidano delle nostre aziende». La Opm-Fili potrebbe ingrandirsi ancora: «Siamo consapevoli che è necessario procedere per piccoli passi», va cauto Stangalini «ma se continua così spero prdi poter chiamare presto altri ex colleghi a lavorare con noi».

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