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Operazione «Aspide», il Comune parte civile nel processo

Anche Palazzo Moroni è stato ammesso tra le parti civili del processo contro l’organizzazione camorristica che svuotava le aziende in crisi del Nordest

PADOVA. Il ministero dell'Interno e il comune di Padova sono stati ammessi, dal gup veneziano Giuliana Galasso, quali parti civili al processo per mafia denominato «Aspide» in corso in aula bunker a Mestre. Le due parti civili, che si aggiungono all'associazione antiracket «Alilacco», sono state riconosciute stamane a conclusione dell'udienza preliminare che era stata avviata con l'ammissione di 23 indagati al rito abbreviato e tre a dibattimento il 9 marzo scorso.

Il processo, riguardante un'associazione di stampo mafioso dedita all'usura smantellata dai carabinieri e dalla Dia nel 2011, che faceva capo ad una società, la «Aspide» con sede a Selvazzano Dentro guidata dal campano Mario Crisci, che avrebbe prestato denaro ad usura, con tassi fino al 180%. Le vittime - secondo l'indagine coordinate dal pm della dda Roberto Terzo - erano piccoli imprenditori, specie del settore edile, albergatori o gestori di chioschi. Gli estorsori non esitavano a mettere in atto violenze fisiche e a minacciare i debitori con le armi per farsi restituire

il denaro; a volte arrivavano ad appropriarsi delle loro attività. Una quota degli utili andava a Casal di Principe, tanto da ritenere che l'organizzazione fosse riferibile ai cosiddetti «Casalesi». Il gruppo mafioso aveva agito nel Nordest, in Emilia Romagna, Lombardia, Sardegna e Umbria.

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