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Colonnine tarate a ribasso 24 casi in città e provincia

Undici denunce, nove delle quali per pompe private senza misure di sicurezza Maccani: «Stiamo salvaguardando l’economia delle famiglie italiane»

PADOVA. I numeri del blitz delle Fiamme gialle sono eloquenti: 24 colonnine tarate al ribasso sequestrate, 9 denunce per impianti privati creati senza rispettare le norme di sicurezza, 2 denunce per frode in commercio (ai gestori dell’area di servizio di corso 1 Maggio), 11 violazioni in altrettante imprese che utilizzavano il gasolio agricolo in modo indebito e una lunga serie di violazioni e furberie.

MACCANI. «Con il caro benzina ed i prezzi alle stelle i carburanti stanno assumendo un’importanza fondamentale per l’economia delle famiglie italiane - evidenzia il colonnello Ivano Maccani, comandante provinciale della Guardia di Finanza di Padova - Le centinaia di controlli svolti negli ultimi mesi hanno messo in luce una molteplicità di frodi. Possiamo affermare che in questi casi il cittadino paga una tassa occulta non destinata al bene della collettività ma alle tasche di persone senza scrupoli. Le indagini, sino ad ora circoscritte a 3 aree di servizio, sono in procinto di essere estese, è il caso di dire a “macchia d’olio”, a numerosi altri distributori di carburante su tutto il territorio nazionale».

COLONNINE TAROCCATE. Nei controlli ai 350 distributori di Padova e provincia i finanzieri hanno sequestrato 24 colonnine tarate al ribasso che erogavano una quantità di carburante inferiore a quella indicata. In questo caso però è scattato un provvedimento solo amministrativo e successivamente sono stati ripristinati i parametri. I Comuni in cui è stata riscontrata questa violazione sono: Mestrino, Vigonza, Vo’, Montegrotto, San Giorgio in Bosco, Vigodarzere e Padova.

IMPIANTI PRIVATI. Un altro filone preoccupante è quello degli impianti di erogazione privati all’interno delle aziende. Nulla di anomalo, se non fosse che 9 di questi erano privi di autorizzazione alla prevenzione incendi e installati a ridosso delle abitazioni e dei luoghi di lavoro.

TIMBRI FASULLI. Nella rete dei controlli sono finite anche le schede carburante. Un quarantenne di Padova aveva creato un business tutto suo. Vendeva le tessere in bianco con il timbro dell’area di servizio, in questo modo gli imprenditori potevano compilarle a loro piacimento chiedendo al commercialista di scaricare costi inesistenti.

GASOLIO AGRICOLO. Non potevano mancare le violazioni con il gasolio agricolo, il cui utilizzo prevede una tassazione inferiore a quello normale. Le imprese che lo utilizzavano però non avevano requisiti per farlo. (e.fer.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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