Menu

Colpo di sonno, camion padovano fa strage a Ivrea

L’autista, forse per la stanchezza, sbanda e esce fuori strada: il tir piomba in un cantiere e travolge tre uomini, uccidendo un operaio e un ingegnere

IVREA. E’ quando la radio continua a gracchiare, senza rimandare la voce del suo collega, che Rossano Muscas intuisce che qualcosa di brutto è accaduto a poche centinaia di metri da lui. Gli basta fare pochi passi per intravedere sull’asfalto i corpi di Salvatore Parco, 37 anni, e Alfredo Cionfoli, di 42, travolti da un camion che non si è accorto di quel cantiere mobile in cui stavano lavorando. Ancora qualche metro e Muscas ha sentito le grida di dolore di Michele Lettieri, 48 anni, intrappolato tra le lamiere. L’operaio, portato in ospedale con l’elisoccorso, è in gravi condizioni ma non in pericolo di vita.

E’ poco prima delle 11,30 che l’autostrada Torino-Aosta si trasforma in un inferno. All’altezza dell’uscita di Ivrea ci sono quattro operai e un ingegnere dell’Ativa, la società che gestisce il tratto autostradale Quincinetto-Torino. I cinque stanno effettuando piccole operazioni di carotaggio. Quel tratto dell’A5, infatti, dovrà essere a breve sopraelevato nell’ambito delle opere contro le alluvioni. L’area è stata delimitata con i coni bianchi e rossi, mentre un grossa freccia luminosa avverte gli automobilisti di spostarsi sulla corsia di sorpasso. E’ un attimo e un camion proveniente da Aosta piomba sugli uomini al lavoro. Travolge in prima battuta i due furgoni Fiat “Ducato” dell’Ativa a bordo strada, poi Salvatore Parco, Alfredo Cionfoli e Michele Lettieri. Li trascina per quasi quattrocento metri, finendo la folle corsa sul prato adiacente all’uscita del casello di Ivrea. Agli agenti della polizia stradale, l’autista del camion spiega di non essersi accorto di nulla: «Ho avuto un colpo di sonno». Si chiama Denis Salvadori, 38 anni, di Badia Polesine (Rovigo).

Alla fine di un lungo interrogatorio è stato arrestato e portato in carcere. L’accusa, pesantissima, che gli muove il pm Mauro Ruggero Crupi è di omicidio colposo. Salvadori lavora per la ditta “Fratelli Cabianca” di Merlara, specializzata nel trasporto di legnami. Al mattino presto ha scaricato decine di tronchi nel capoluogo valdostano e stava viaggiando in direzione Torino. Gli agenti della Polizia Stradale lo interrogano negli uffici del commissariato di Ivrea. Il suo racconto pare essere credibile e confermato da alcuni riscontri. Sull’asfalto, infatti, non ci sono tracce di frenata. L’alcoltest ha dato esito negativo, ma si attende quello sulle sostanze stupefacenti. La velocità è nei limiti. Il monte ore dei tempi di guida sono regolari, anche se ulteriori riscontri sul cronotachigrafo sono ancora in corso. «Non so come sia potuto accadere – ha continuato a ripetere per ore agli investigatori – Andavo piano, non avevo fretta. Avevo consegnato il carico e avevo tutto il tempo per rientrare a Padova. Mi sono addormentato senza rendermi conto di nulla».

Le operazioni di soccorso sono molto complicate, Non solo perché l’autostrada deve essere chiusa, ma perché sull’asfalto c’è una bombola di acetilene. La situazione è ad alto rischio. Si tratta di un gas che può esplodere da un momento all’altro anche a distanza di ore. Lo sanno bene i vigili del fuoco, che per ore gettano acqua fredda sulla bombola per mettere in sicurezza la zona. Intanto, sul posto arrivano decine di operai e di dirigenti dell’Ativa. Con loro c’è anche il presidente della società autostrade, Giovanni Ossola. «Il nostro è un mestiere schifoso – sbotta qualcuno degli operai con le lacrime agli occhi – Sempre in mezzo alla strada con questi camionisti che corrono come matti e non hanno rispetto per nessuno».

Salvatore Parco, originario di Potenza, si era sposato pochi mesi fa. Da alcuni anni viveva a Torino. Dopo la laurea era stato assunto all’Ativa Engineering, società controllata dall’Ativa. «Era un professionista serio e stimato – ricorda Giovanni Ossola – Lo conoscevo bene. Un ragazzo sempre sorridente, un grande lavoratore che non si risparmiava». L’altra vittima, Alfredo Cionfoli, originario

di Brindisi, sposato e padre di due figli, sorride nella foto del suo profilo Facebook. E’ abbracciato alla moglie, l’amore della sua vita. «Una foto – dicono gli amici – che qualcuno gli ha scattato quest’estate al mare». Lavorava per un’altra controllata Ativa, la Sicogen, da dodici anni.

TrovaRistorante

a Padova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro