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Fatture intastate anche ai morti, arrestato commercialista a Galliera

Blitz della Guardia di Finanza: scoperta una frode da 10 milioni di euro, perquisizioni e arresti anche a Verona, Vicenza, Treviso, Milano e Roma

PADOVA.  E’ in corso dall’alba, sul territorio delle regioni Veneto e Lazio, un’imponente operazione della Guardia di Finanza di Bassano del Grappa che ha messo fine ad un sodalizio criminale che aveva posto in essere un articolato sistema di frode fiscale per circa 10 milioni di euro mediante emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Undici le persone denunciate, di cui 5 destinatarie di custodie cautelari agli arresti domiciliari residenti nelle province di Vicenza, Treviso e Padova.


Sono in corso di esecuzione, nelle province di Vicenza, Verona, Treviso, Padova, Venezia, Milano e Roma, 50 perquisizioni nei confronti di persone fisiche e di aziende coinvolte a vario titolo nella frode. Sottoposti a sequestro beni immobili per un valore di circa un milione di euro.


Le indagini, condotte sotto la direzione del pm Pipeschi della Procura di Bassano del Grappa, sono state avviate dalla Guardia di Finanza di Bassano con attività info-investigativa che ha consentito di accertare che un soggetto bassanese  - avvalendosi di tre società di comodo prive di strutture operative, facenti capo formalmente a soggetti prestanome - emetteva fatture per operazioni inesistenti a favore di numerose aziende localizzate nella quasi totalità nella regione Veneto, operanti in svariati settori produttivi, con l’unico scopo di permettere a quest’ultime di evadere le imposte sui redditi e l’Iva. Le fatture false prodotte dalle società cartiere riguardavano prestazioni di servizi di varia natura, in realtà mai avvenute, ma puntualmente contabilizzate da importanti ed insospettabili aziende. Singolare è stato il rinvenimento di fatture false emesse da un titolare di una azienda, deceduto mesi prima rispetto alla data trascritta sulla stessa documentazione fittizia.


Fondamentale, per la ricostruzione dei ruoli e responsabilità della filiera criminale è stata l’esecuzione di intercettazioni telefoniche, accertamenti bancari, pedinamenti e sopralluoghi, che hanno permesso alle Fiamme Gialle di monitorare costantemente, per circa un anno, ogni movimentazione economica e fisica dei soggetti implicati.  Prezioso è stato il lavoro di ricostruzione dei flussi finanziari che l’organizzazione, per dare una parvenza di legalità alle operazioni illecite, movimentava su conti correnti nazionali e esteri intestati a società cartiere, i cui amministratori prestanomi provvedevano successivamente a monetizzare, trattenendo una percentuale variabile, e restituendo il restante ammontare in contanti ai titolari delle aziende-clienti, i quali potevano così costituirsi “fondi neri” extra-bilancio.


E’ risultata particolarmente difficoltosa la ricostruzione del modus operandi utilizzato dall’organizzazione criminale relativamente ai rapporti intercorsi con un’azienda di rilevanti dimensioni del trevigiano, la quale - dopo aver utilizzato fatture per operazioni oggettivamente inesistenti per milioni di euro, che attestavano falsamente di aver ricevuto prestazioni di servizio - si è avvalsa, per riavere il denaro precedentemente versato alle “cartiere”,  dell’interposizione fittizia di una società tedesca, costituita e legalmente rappresentata da soggetti italiani, di cui un commercialista orbitante nel padovano (a Galliera Veneta) e tratto in arresto.

Nel corso delle investigazioni è altresì emerso che la quasi totalità degli indagati ostentava un elevato tenore di vita. Il dominus dell’organizzazione e maggior artefice della frode fiscale, residente nel bassanese, ha dichiarato nell’ultimo decennio, unitamente alla consorte, un reddito complessivo medio annuo pari a circa 15 mila euro, pur avendo la disponibilità di una villa con piscina costruita

recentemente, auto di lusso e molteplici immobili di proprietà. Beni che i finanzieri hanno sottoposto a sequestro preventivo a garanzia del danno arrecato all’Erario, nonostante G.S. avesse tentato di ostacolare la procedura di riscossione mediante la costituzione di un fondo patrimoniale.

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