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Misteriosa morte di un giovane a letto

Lo ha trovato senza vita la madre, che ora minaccia denunce: «Dimesso dall’ospedale nonostante il forte dolore»

di Nicola Cesaro

STANGHELLA

Lunedì scorso stava male. E così si era rivolto al pronto soccorso dell'ospedale di Monselice per una sospetta trombosi. Qui, dopo visita e accertamenti clinici, gli era stata somministrata una terapia a base di eparina. Poi il ritorno a casa. Sembrava tutto risolto per Samuele Sebastiani, 36 anni, residente a Stanghella in via Cuoro 201. Invece l'indomani il giovane è morto. Martedì, intorno alle 15.30, è' stata la madre a ritrovare il figlio, ormai senza vita, steso sul letto della sua camera. Sul comodino tracce di metadone, nient'altro. Un'overdose? Una morte naturale? Un decesso causato da una patologia sottovalutata? Non c'è ancora nessuna risposta. Ecco perché il pm Federica Baccaglini, che coordina l'inchiesta sul caso, ha deciso di disporre l'autopsia sul corpo di Samuele che sarà affidata stamane al dottor Claudio Terranova dell'Istituto di medicina legale di Padova. Verrà anche svolto l'esame tossicologico. Il giovane, infatti, aveva problemi di tossicodipendenza. Ma se non si trascura l'overdose, non si escludono nemmeno altre ipotesi visto che Samuele aveva avvertito un malore ed era ricorso pure alle cure dell'ospedale. Al momento non ci sono indagati. Fondamentale sarà capire le cause della morte prima di escludere o ammettere eventuali responsabilità.

«Lunedì mattina Samuele continuava ad avere male a ginocchio, spalla e braccio sinistro – racconta la madre, che viveva con lui in via Cuoro 186 – E’ andato in pronto soccorso a Monselice. I medici gli hanno diagnosticato una leggera trombosi e l’hanno mandato a casa, ordinandogli delle punture sulla pancia e degli antidolorifici». Ma il dolore non si è arrestato. «Per tutta la notte e la mattina dopo Samuele ha continuato a soffrire e ci siamo preoccupati – continua la mamma – Martedì l’abbiamo lasciato dormire, ma nel primo pomeriggio abbiamo ritenuto opportuno svegliarlo. Purtroppo era già morto».

Sul posto sono arrivati i sanitari del 118 e i carabinieri di Boara Pisani. Da qui l’urlo di rancore della madre: «Non si può mandare a casa un uomo che soffre in quella maniera. Il suo dolore è stato sottovalutato. E Samuele è morto. Lasciatemi il tempo di riprendermi: la vicenda non può chiudersi qui. Chi ha sbagliato pagherà».

La famiglia promette una denuncia. L’Usl 17, in una nota, conferma le tempistiche di presentazione in ospedale di Samuele, ma conferma la bontà delle cure e delle prestazioni erogate. La terapia in accoglienza e quella allegata alle dimissioni rappresentano la prassi in casi come quelli. Il giovane, secondo l’azienda, andava dimesso perché le sue condizioni non erano preoccupanti. Fondamentale

sarà l’autopsia. Samuele era single e al momento senza lavoro, ma aveva sempre svolto lavoretti occasionali, perlopiù come mobiliere. Nel 2008 aveva avuto guai: era stato arrestato per violenza contro i familiari e contro un pubblico ufficiale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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