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Soltanto diciassette anni e 9 mesi al Gordo

Uccise e tentò di violentare Federica Squarise in Spagna: gli sono state concesse le attenuanti della collaborazione

di Cristina Genesin

SAN GIORGIO DELLE PERTICHE

Diciassette anni e 9 mesi di carcere: è la condanna che l’Audiencia Provincial de Girona ha inflitto a Victor Diaz Silva Santiago, detto El Gordo, il 32enne uruguaiano finito sul banco degli imputati per aver aggredito sessualmente, poi strangolato e ucciso la 23enne Federica Squarise, impiegata di San Giorgio delle Pertiche. Il fatto avvenne la notte tra il 30 giugno e l’1 luglio 2008 a Lloret de Mar, sulla Costa Brava in Spagna. Più nel dettaglio il collegio – presieduto da Ramirez Fatima Souto, affiancato dai giudici Ildefonso Carol Grau e Josè Antonio Soria Casao – ha comminato un anno e 6 mesi per abuso sessuale, mentre 16 anni e 3 mesi sono stati inflitti per l’omicidio. Per entrambi i reati è stata riconosciuta all’imputato l’attenuante della collaborazione, ed è stato decurato dalla pena complessiva il tempo trascorso dal detenuto in carcerazione preventiva. Infine, il condannato dovrà corrispondere un indennizzo a titolo di risarcimento pari a 80 mila euro ai genitori di Federica, Maria Grazia Cherubin e Ruggero Squarise. Risarcimento erogato da un fondo statale perché El Gordo, oltreché clandestino, è nullatenente.

Sentenza scandalo? Evita inutili polemiche l’avvocato Agnese Usai che, con il collega Massimiliano Stiz, si è costituita parte civile per la famiglia Squarise. Ma già anticipa il ricorso per Cassazione (organismo denominato Supremo Collegio che si trova a Madrid) visto che nel paese iberico ci sono solo due gradi di giudizio. E non nasconde delusione e amarezza per la pronuncia pubblicata ieri a poco più di un mese dall’ultima udienza del processo. «Siamo contrari all’applicazione della doppia attenuante della collaborazione – ribadisce l’avvocato Usai – Collaborare significa forse scappare, camuffarsi, raparsi la testa e tagliare le sopracciglia per rendere le proprie sembianze non riconoscibili e, solo una volta arrestato e messo alle strette, confessare allo scopo di ottenere una riduzione della pena? Se è così, non siamo proprio d’accordo. Va premiato l’imputato quando collabora davvero».

Il legale dà una lettura tecnica dell’accaduto: «Giuridicamente questa attenuante si considera quando il soggetto collabora prima di avere conoscenza formale di essere sottoposto a un’indagine. Silva Santiago, prima di finire indagato, aveva dato il consenso al prelievo della saliva. All’epoca il corpo di Federica non era ancora stato trovato: fu scoperto poco dopo e, grazie a quel prelievo che consentì di estrapolare il Dna del Gordo, fu provato il “contatto” tra l’uruguaiano e la vittima». C’è dell’altro nella pronuncia: non è stata affermata la penale responsabilità dell’imputato per il reato di violenza sessuale o stupro, ma per abuso sessuale. Accogliendo la versione di Victor Diaz Silva Santiago, secondo il quale non c’era stata penetrazione, i giudici hanno ritenuto che non sia stato consumato un rapporto sessuale. Da qui la diversa qualificazione di quella che, comunque sia andata, è stata un’aggressione sessuale. «Non voglio usare il termine scandalo... La sentenza ha una motivazione nutrita con l’indicazione di tanta giurisprudenza – osserva l’avvocato Usai – Noi faremo ricorso condividendo l’impostazione del pubblico ministero Victor Pillado, che aveva chiesto 30 anni per violenza

sessuale e omicidio volontario aggravato dalla disparità delle condizioni fisiche con la vittima». Unica consolazione: in Spagna i primi benefici scattano dopo aver scontato almeno tre quarti della pena. Allora, però, sarà inevitabile l’espulsione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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