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Educatore sotto accusa: altri quattro bambini confessano abusi sessuali e maltrattamenti vari

S'allarga l'inchiesta a carico di Giovanni Piovan dopo la prima condanna e le nuove accuse di due fratellini

BAONE. S'allarga l'inchiesta sull'educatore-pedofilo Giovanni Piovan, arrestato mercoledì mattina nell'abitazione di Ponso dove vive e gestisce un allevamento di capre. Ci sono tre nuovi casi di abusi sessuali e uno di maltrattamenti all'attenzione del pm padovano Benedetto Roberti che coordina l'inchiesta-bis sulle sporche costrizioni inflitte a bambini e ragazzini ospiti nelle comunità fondate e gestite per lunghi anni dall'uomo a Schiavonia d'Este e Rivadolmo di Baone. Dopo il caso dei due fratellini Andrea e Filippo, per 4 anni abusati dall'«educatore», c'è la storia di un'altra coppia di fratellini, Massimo e Luigi, tutti e due ospiti nella comunità estense. Con loro Piovan non riuscì mai ad arrivare a violenze sessuali estreme, pur tentando in tante occasioni.

Massimo era arrivato nel centro a 11 anni nel 2007: era il più piccolo e subito si era reso conto del comportamento ambiguo di Giovanni che sedeva accanto a lui, alla sera, con la scusa di guardare la televisione. E intanto gli accarezzava la schiena e le gambe, gesti che procuravano fastidio al piccolo. Lo aveva detto a «Giovanni», ma non c'era stato nulla da fare. Anzi «l'educatore» si arrabbiava se non veniva salutato con un bacio sulla guancia e chiamato papà. Luigi era giunto in comunità nello stesso periodo e ci era rimasto per tre anni. Anche lui era abbracciato, accarezzato, coccolato oltre ogni paterno affetto. Ha raccontato il ragazzino: «Mi alzava la maglietta e mi tirava i peli che avevo sulla pancia».

Non lo sopportava Luigi. Eppure incassava in silenzio per paura di perdere «quel poco che Giovanni ci dava». Ben impresso nella memoria del ragazzino il mattino in cui si era intrattenuto a giocare con dei compagni: Piovan era esploso di gelosia e gli aveva fatto una scenata «anche perché io alla sera - ha spiegato - non andavo più nel suo letto». Tuttavia, ha ammesso Luigi, il comportamento più morboso Giovanni lo aveva con i fratellini Andrea e Filippo, i preferiti.

Non era sfuggito all'«educatore» un altro piccolino, Angelo, entrato in comunità a 10 anni nel 2006: «Piovan mi faceva sedere in braccio - ha rammentato il ragazzo che oggi ha 16 anni - e mi massaggiava, cosa che a me dava fastidio... Mentre eravamo seduti a tavola scendeva verso le mie parti intime, toccandomi, e io mi ribellavo... Vedendo che mi stavo arrabbiando, mi lasciava andare... Ero il più coccolato, avevo la stessa paghetta dei ragazzi più grandi, minori limitazioni di orari e spostamenti e venivo esaudito in quasi tutti i miei desideri». Un giorno Piovan era andato a trovarlo mentre si faceva la doccia ed era nudo. Da allora «mi premunivo di lasciare la chiave nella toppa, impedendogli di aprire la porta... Un compagno mi avvertì di stare attento».

Dario, invece, era un ragazzo che veniva spesso picchiato e costretto a stare da solo. Con chi rifiutava le sue avance sessuali, infatti, Piovan era durissimo: Filippo «veniva messo al muro e picchiato». La procura si aspetta altre segnalazioni. Intanto rischiano di essere indagati per falsa testimonianza le assistenti sociali e i dipendenti delle Usl venete che hanno fornito versioni concordate con l'imputato al processo per il quale Piovan, il 23 maggio, è stato condannato a 11 anni e 6 mesi per gli stessi reati nei confronti di una coppia di fratelli nati nel 1987 e 1988 e di un altro ragazzino nato nel 1992, per anni vittime di abusi e violenze sessuali. Si tratta di dipendenti di Usl che avevano il compito di controllare le strutture di Piovan. E che mai si erano accorti di nulla. Anzi nel gennaio scorso, nel pieno del suo
processo, Piovan aveva telefonato alla dipendente dell'Usl di Legnago Chiara G. per chiedere l'indirizzo di un ragazzo, citato in aula dalla pubblica accusa. E aveva contattato altri testi per fornire suggerimenti. È quanto emerge da intercettazioni telefoniche ordinate dal pm Benedetto Roberti.

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