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Condannato per le violenze su due fratellini, arrestato ieri

Giovanni Piovan ammanettato ieri mattina a Ponso. Il quarantasettenne ex educatore originario di Baone già condannato a 11 anni e sei mesi oltre per violenza sessuale continuata e aggravata

BAONE. È tornato in carcere ieri mattina Giovanni Piovan, il quarantasettenne ex educatore originario di Baone, condannato a 11 anni e sei mesi di reclusione, oltre a una serie di pene accessorie pesantissime, per violenza sessuale continuata e aggravata nei confronti di tre ragazzini ospiti di uno degli istituti da lui gestiti. E, a sorpresa, è tornato dietro le sbarre ad appena 22 giorni da quella pronuncia per gli stessi orribili reati che hanno, purtroppo, nuove vittime.

L'ARRESTO. Sono stati i carabinieri a stringergli le manette ai polsi: si sono presentati a Ponso, dove vive e gestisce un allevamento di capre, con l'ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata il giorno prima dal gip Lara Fortuna e sollecitata dal pm Benedetto Roberti. Era stato quest'ultimo, durante la dura requisitoria pronunciata davanti al tribunale per chiedere la condanna di Piovan, ad anticipare l'avvio di un'inchiesta-bis per i gravissimi fatti emersi nel corso della prima tranche dell'indagine, un osceno «copia e incolla» di comportamenti morbosi e violenti sui piccoli affidati alla comunità di Schiavonia e di Rivadolmo gestiti dalla coop sociale «La Gabbianella» e dall'associazione «Insieme Per» fondate dall'«educatore». Piccoli indifesi perché, alle spalle, avevano una famiglia sfasciata e incapace di prendersi cura di loro. Protagonisti di questa'ultima inchiesta sono due fratellini, Andrea, nato nel 1994, e Filippo, nato nel 1995 (i nomi sono di fantasia per tutelare le vittime): il primo ha 10 anni quando Piovan inizia con le sue avance costringendo il bambino a rapporti orali e a contatti nella vasca idromassaggio, mentre il secondo comincia ad attirare la sua attenzione a 13 anni.

ANDREA. È nel dicembre 2010 che il ragazzo confida le atroci violenze sopportate dopo aver letto sui giornali del processo a carico di Piovan. La segnalazione arriva in procura e scattano gli accertamenti. Andrea viene sentito dal magistrato e, con dolore e fatica, ripercorre il suo calvario liberandosi da un peso: «Almeno Giovanni non può più fare del male ad altri bambini», dice tra le lacrime. Andrea racconta il suo peregrinare tra varie comunità e l'arrivo nelle «case» gestite da Piovan che si propone a lui come un amico. Così la fiducia che si crea tra i due è grande. Ma quei baci e carezze che Piovan distribuisce al piccolo da subito, poco alla volta diventano insistenti, strani, ambigui. Finché una sera d'estate l'educatore si presenta nella camera da letto dove Andrea è in punizione e lo ricatta: «Vieni qui, ti tolgo la punizione e tu...». È il primo contatto profondo, vissuto dal ragazzino con vergogna e sofferenza. Fino ad allora non si era reso conto dei gesti perversi di cui era vittima: «Ero troppo piccolo per capire...». Poi le violenze, iniziate nel 2004 e finite nel 2008, si moltiplicano: «Di notte facevo fatica a dormire... Una notte ho dormito solo 3 ore e il giorno dopo a scuola non sapevo come comportarmi». Prima era un papà, ora per lui Giovanni è solo una bestia.

FILIPPO. Di carattere più forte, Filippo riesce a sfuggire ai pesanti abusi subiti dal fratellino. «Io mi sono salvato» racconterà agli investigatori, ammettendo che Piovan «è sempre stato morboso». È lui a descrivere le violenze psicologiche e fisiche che colpiscono Andrea e un altro compagno, Dario, bersagli preferiti di Piovan che pesta i «suoi» ragazzi quando non aderiscono alle profferte sessuali e li punisce, obbligandoli a restare in camera per un mese e a pranzare da soli, vietando loro ogni uscita. Ma «l'educatore» è violento pure con la moglie.

UN UOMO PERICOLOSO. Privo di qualunque capacità di revisione critica delle sue condotte e dotato di una spiccata pericolosità: così il gip Fortuna definisce Giovanni Piovan nell'ordinanza che dispone la sua custodia cautelare in carcere. Del resto, chiuse le due comunità nella Bassa dopo la prima clamorosa inchiesta che nel 2009 lo porta in carcere, nell'estate 2010 l'uomo continua a mantenere di fatto la gestione della casa vacanze a Passo Cereda (Trento) affidata alla coop «La Gabbianella», di cui risulta legale rappresentante la moglie Luisella Picelli. Da qui il rischio che entri in contatto con altri ragazzi. Ma c'è di più. Una serie di intercettazioni
telefoniche hanno messo in luce come Piovan abbia creato intorno a sé una rete di relazioni importanti con assistenti sociali e psicologhe in servizio nelle Usl venete da cui provenivano i minori a lui affidati: sono i «tecnici sanitari» che svolgevano i controlli nelle sue strutture.

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