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Da baby a uomo copertina: ecco le sette meraviglie del Faraone El Shaarawy

Ha solo 18 anni e un talento incredibile. Una personalità persino sproporzionata per un giovane della sua età. I due gol di domenica al Varese gli sono valsi titoli cubitali. Ecco com'è nato il fenomeno El Shaarawy

PADOVA. Il Padova va in finale per la serie A, e tutti non fanno altro che parlare di lui. Stephan El Shaarawy di qua, il «Piccolo Faraone» di là. Ha solo 18 anni e un talento incredibile. Una personalità persino sproporzionata per un giovane della sua età. I due gol (e che gol!) segnati domenica al Varese gli sono valsi titoli cubitali, l’etichetta di uomo-copertina del campionato e le mire di Napoli, Milan, Inter e non si sa chi. Padova e i suoi tifosi, che già impazzivano per lui, sono pronti a fargli un momumento. Ma le sue meraviglie, le sue 7 meraviglie di cui la doppietta di domenica è solo l’ultima, lo hanno reso celebre in città anche a chi, di pallone, non s’interessa un fico secco. Lo volete conoscere? Eccovelo qua.

1ª MERAVIGLIA: L'APPARIZIONE. Giovani e sconosciuti: così agli Dei del pallone piace manifestarsi. E difatti anche l'apparizione di Stephan El Shaarawy a Padova, luglio 2010, segue la regola. Ha solo 17 anni, arriva in prestito dal Genoa, e nonostante sia il primo acquisto dell'estate non se lo fila nessuno. Ha il nome da straniero, ma straniero non è. Si chiama così perché il papà Sabri è egiziano (sua mamma invece è di Savona), ma lui è italianissimo. Al raduno nessuno sa chi è, né gli chiedono niente. Un baby da far crescere, come tanti. Sceglie il «92», il suo anno di età, come numero di maglia. Alla prima partita gli scrivono persino il nome sbagliato. El Shaarawi, con la «I» finale invece della «Y».

2ª MERAVIGLIA: SUBITO TITOLARE. Il bambino venuto dal Genoa, dove aveva esordito in A a soli 16 anni (il più giovane in tutta la storia del Genoa 1893) compie subito il primo prodigio. Come Tutankhamon, il Faraone Bambino che regnò sull'Antico Egitto a soli 9 anni. Gioca talmente bene che alla prima partita di serie B, Padova-Novara, l'allenatore Alessandro Calori lo fa subito titolare. E un mese prima del 27 ottobre, data del suo 17º compleanno, segna anche il suo primo gol nel 4-0 contro la Reggina. «Mi ispiro a Kakà che ha grande progressione e parte da sinistra come me», confida nella sua prima intervista.

3ª MERAVIGLIA: ALL'INFERNO E RITORNO. Non solo Calori che se lo bacia dopo il gol. Tutto il pubblico dell'Euganeo gli batte le mani a scena aperta. S'innamora di quel bambino che ormai tutti chiamano il «Piccolo Faraone» (o «El 92», come piace anche a lui), con quella faccia da fumetto, le scarpe gialle o rosse o verdi e la cresta di capelli tirati su con il gel, un taglio che s'era inventato l'anno prima durante la finale di Coppa Italia Primavera. E hanno ragione. Perché El Shaarawy è rapido, veloce, fantasioso. Ha numeri da vero campione. Personalità, anche. Troppo bello per essere vero. E difatti in ottobre lo tradisce il ginocchio. Tendinopatia rotulea, dicono i medici che lo stoppano fino a fine gennaio.

4ª MERAVIGLIA: LA PALLA INCOLLATA. «E' bravo ma fragile», dicono tutti. Ma quale fragile d'Egitto. La guarigione dall'infortunio è certificata dalla sua quarta meraviglia. Non in campo, ma nello spogliatoio di Bresseo dove Totò Di Nardo lo riprende con la videocamera. Un filmato di un minuto, il primo di una lunga serie, che finisce su youtube e diventa subito un cult. Lo si vede che palleggia a velocità incredibile, poi butta il pallone sulla schiena e oplà: si sfila pian piano la maglietta e quello, il pallone, resta incollato e manco si muove. Scusi, El Shaarawy, ma come fa? «Sono nato con il pallone. Da piccolo ci dormivo anche assieme», dice lui, con la sua faccia da elfo, quasi stupito da tanto stupore.

5ª MERAVIGLIA: IL GIRO DEL MONDO. Tutti lo vogliono, tutti lo chiamano. Le nazionali giovanili, poi addirittura l'Under 21 di Ciro Ferrara, e soprattutto quell'Under 19 di Zoratto con cui il Padova, che nella partita decisiva l'avrebbe voluto in campo a Torino anziché in Polonia, sfiora l'incidente diplomatico. Lo vuole anche la scuola italiana, un istituto superiore (privato) di Savona, dove va e torna per dare l'esame di ammissione alla maturità. Tre giorni di scritti prima di Padova-Livorno e uno di orali alla vigilia di Varese-Padova. Stanco? E come no: il giorno dopo torna e segna come se nulla fosse.

6ª MERAVIGLIA: LA MOLTIPLICAZIONE DEI GOL. I gol con la maglia del Padova a fine campionato sono 7, numero magico. Il più magico di tutti resta per lui quello di Empoli, con 50-60 metri di galoppata partendo dal centrocampo. E con il Padova ai playoff che fa? Raddoppia. Ne segna due in un colpo solo. Con quelli porta il Padova in finale e fa fuori il Varese di Giuseppe Sannino. Il Sannino che prima dell'inizio, puntandogli il dito davanti allo spogliatoio, gli aveva detto qualcosa del tipo: «Caro ragazzo, mi sa tanto che oggi per te sarà dura». Salvo poi, a fine gara, fargli i complimenti.

7ª MERAVIGLIA. LA MOLTIPLICAZIONE DEI SOLDI. «E' l'uomo copertina del campionato», scrivono adesso dopo il miracolo di Varese. «Si è scoperto da solo, è il miglior diciottenne d'Italia», lo elogia il suo allenatore Alessandro Dal Canto. Ma quanto vale adesso El Shaarawy? Tanto, tantissimo. Più del doppio di 4 milioni che valeva quando è arrivato a Padova. Almeno 10. O forse anche 15, come è convinto il suo patron del Genoa Enrico Preziosi. Al quale, nonostante le mire di Milan, Inter e soprattutto del Napoli dell'altra «cresta alta» Hamsik, di venderlo non passa neanche per la capa. Potrebbe restare a
Padova un altro anno in prestito, cosa di cui sarebbe felicissimo («Vorrei giocare la serie A a Padova...», va ripetendo da un bel po'). Lo sarebbe anche il Padova che intanto, fra i soldi del Genoa e il premio-giovani della Federcalcio (70-80 euro a minuto giocato), il suo affarone l'ha già fatto.

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