Quotidiani locali

Pedofilia e violenza, educatore condannato a 11 anni e sei mesi di carcere

Giovanni Piovan gestiva due comunità nell'Estense. Stabilita anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, il divieto di frequentare luoghi dove si trovano minorenni e un risarcimento complessivo di 200 mila euro ai tre ragazzi che subirono abusi

PADOVA. Due ore di camera di consiglio, poi la condanna: 11 anni e sei mesi di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici, divieto di frequentare i luoghi dove si trovano minorenni e un risarcimento alle parti civili di 200 mila euro complessivi. Non era in aula Giovanni Piovan quando ieri, intorno alle 15, il Tribunale di Padova (presidente Alessandro Apostoli Cappello, giudici a latere Cavaggion e Lazzarini) ha pronunciato l'attesa sentenza. Una sentenza arrivata a quasi due anni dall'avvio del processo nei confronti dell'ex educatore 47enne, originario di Baone, finito sul banco degli imputati per violenza sessuale nei confronti di tre ragazzini continuata e aggravata (dalla minore età e dal fatto di essere una persona che li aveva in affidamento per ragioni di educazione) nonché per maltrattamenti.

Ad ascoltare la lettura della pronuncia il suo difensore, l'avvocato veneziano Giorgio Pietramala, e i legali delle parti civili, l'avvocato Pietro Someda con i colleghi Sara Baldon e Luigi Migliorini. Era nell'aria la condanna dopo la durissima requisitoria del pubblico Benedetto Roberti che aveva reclamato ben 16 anni per l'imputato, preannunciando un'inchiesta-bis a suo carico perché altri due ex piccoli ospiti hanno cominciato a raccontare gli abusi subiti nelle due comunità gestite da Piovan nell'Estense. Comunità che erano sotto il controllo dell'Usl 17, eppure mai nessuno (né psicologi né funzionari dell'ente) si era accorto delle violenze sessuali di cui erano vittime alcuni bambini. Bambini «selezionati» con cura da Piovan che amava molto «crescere» coppie di fratellini, prima avvicinandoli con baci e abbracci, poi violandoli nella loro intimità più profonda e costringendoli non solo a docce comuni e palpeggiamenti ma anche a rapporti di ogni tipo.

«Ricordo ancora ieri come oggi l'odore della crema alla camomilla che ci faceva usare» aveva raccontato in aula una delle vittime, ricostruendo nel dettaglio gli incontri intimi. E se qualcuno fra loro osava ribellarsi, la vendetta era ineluttabile: permessi per rientrare in famiglia negati, punizioni con isolamento in camera per un mese, lavori da svolgere e divieto di uscire con gli amichetti. Ben più pesante la reazione se il suo «fidanzatino» veniva scoperto a flirtare con qualche ragazzina: la gelosia era incontenibile e la sanzione scattava senza possibilità d'appello.

Sono tre gli ex ospiti che, ieri, hanno ottenuto il risarcimento per le terribili ferite subite negli anni di permanenza nei convitti gestiti da Piovan e dalla moglie (che non è mai entrata nel processo): due fratelli nati rispettivamente nel 1988 e nel 1987, e un altro ragazzino del 1992, cui sono stati rispettivamente riconosciuti 30 mila, 100 mila e infine 70 mila euro.

Sono davvero piccoli quando l'orco-educatore comincia a mettere gli occhi (e le mani) su di loro: è l'anno 1998, il minore ha sei anni, il più grande 11. Per i piccoli ospiti iniziano anni d'inferno. Anni di violenze finite solo nel 2004, almeno per loro. Ma è soltanto nel 2008 che l'indagine decolla in seguito alla segnalazione che la sorella di una delle vittime fa al maresciallo Pernumian di Este: la ragazza racconta che il fratello è dimagrito di 30 chili perché costretto da Piovan a lavorare duramente nella sua azienda agricola o in un autolavaggio,
due ditte in cui sono spediti a lavorare i convittori. Il 16 luglio 2009 Giovanni Piovan viene arrestato. Un provvedimento deciso per «l'altissimo rischio di reiterazione del reato»: l'uomo ha appena aperto a Fiera di Primiero un centro estivo per ragazzi. Una passione coltivata da anni.

TrovaRistorante

a Padova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

I SEGRETI, LE TECNICHE, GLI STILI

La guida al fumetto di Scuola Comics