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Agricoltura, la denuncia di Coldiretti: "Invasi dagli animali"

Cinghiali, nutrie, colombe e cavallette: gli agricoltori in difficoltà nel Padovano per la presenza di numerose specie

PADOVA. Gli animali selvatici stanno distruggendo interi raccolti e mettendo in difficoltà centinaia di imprese agricole padovane. Dall'emergenza "storica" dei cinghiali sui Colli Euganei, all'invasione di nutrie e topi dall'Alta alla Bassa Padovana, alla quale si sommano le conseguenze della massiccia presenza di corvi, gazze e colombi, per non  parlare del flagello delle cavallette che ormai si ripropone ogni anno. "Ormai è un bollettino di guerra - denuncia Marco Calaon, presidente di Coldiretti - Ogni giorno riceviamo segnalazioni e proteste da parte degli agricoltori che assistono, spesso impotenti, alla devastazione di vigneti, colture in campo, frutteti. I danni sono ingenti mentre le possibilità di rimborso ridotte al lumicino, non solo per i tempi ma anche per l'entità dei risarcimenti. La burocrazia pubblica e la scarsa disponibilità finanziaria di enti come Provincia e Parco Colli gettano una pesante ipoteca sulla possibilità per i nostri agricoltori di recuperare almeno una parte delle perdite. In media le pratiche di risarcimento sono ferme al 2008 e non si arriva a liquindare un terzo del danno effettivamente subito, del tutto insufficiente a tutelare il reddito d'impresa".

Le segnalazioni di questi giorni interessano un po' tutta la provincia. A partire dai Colli Euganei, dove i cinghiali imperversano distruggendo vigneti, uliveti e frutteti, compromettendo la resa e la qualità per la prossima stagione, senza contare i danni strutturali. Gli animali si muovono in branchi e dove passano danneggiano anche il terreno, rovinando irrimediabilmente il substrato e compromettendo la stabilità dei terrazzamenti. Spesso le perdite del prodotto sono rilevanti se non totali. Inoltre i terreni attraversati dai cinghiali richiedono una radicale sistemazione che impegna tempo e risorse delle imprese. Gravissima la situazione a Torreglia, dove gli animali spingono anche in pianura distruggendo decine di ettari di mais, al punto che in alcuni casi siamo arrivati alla quarta risemina.

Sempre nell'area collinare, a ridosso delle zone boscate, sono riapparse le cavallette che arrecano danni soprattutto ai vigneti, in particolare nei Comuni di Teolo, Torreglia, Baone e Cinto Euganeo. Preoccupa anche la diffusione di fagiani e anatre, segnalati a Sant'Urbano, Villa Estense, Granze nella Bassa, ma anche a Piove di Sacco e Sant'Angelo di Piove, Correzzola e Brugine. A farne le spese soprattutto le coltivazioni di mais. Nell'Alta Padovana è allarme per i topi e arvicole, presenti a migliaia, che compromettono le colture a pieno campo, in particolare il mais, nelle zone di Piazzola sul Brenta, Cittadellese e Camposampierese. Anche i volatili sono fonte di preoccupazione, soprattutto corvi, cornacchie, gazze e colombi che compromettono ettari di raccolto.

Comune a tutta la provincia il problema delle nutrie, che oltre a danneggiare le colture causano cedimenti degli argini dei corsi d'acqua. In questo caso l'azione di contrasto messa in atto dalla Provincia ha dato alcuni risultati apprezzabili anche se siamo ancora lontani da una soluzione definitiva.

"Molti imprenditori - afferma Walter Luchetta, direttore di Coldiretti - arrivano perfino a mettere il dubbio il ruolo delle istituzioni in quanto tali nell'affrontare un problema ormai fuori da qualsiasi controllo. Alla Provincia, al Parco Colli e all'Avepa chiediamo un intervento urgente per arginare un fenomeno che ormai ha assunto proporzioni intollerabili per le imprese agricole, con ricadute negative sulle produzioni tipiche locali a marchio di qualità. Rinnoviamo la nostra disponibilità ad un tempestivo confronto su un problema che va risolto una volta per tutte. Chiediamo che venga aggiornato e amplificato il piano di contrasto della fauna selvatica messo a
punto due anni fa dalla Provincia anche dopo le nostre denunce. In particolare per i cinghiali non possiamo frapporre altri indugi, l'unica soluzione è l'abbattimento controllato. Dobbiamo proseguire con maggiori risorse e mezzi su questa strada se vogliamo dare un futuro alla nostra agricoltura".

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