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Frontale moto-auto a Bagnoli di Sopra, muore un ragazzo di 22 anni

Alberto Zuccolo, falegname di Anguillara, ha centrato con la sua potente Honda una Lancia monovolume che stava svoltando per entrare in una proprietà. La disperazione della mamma e del papà, meccanico alla Sita: "Era l'unico figlio". Il ricordo degli amici

ANGUILLARA. Aveva comprato la moto meno di un anno fa, facendo arrabbiare sua mamma. E ieri sera, poco dopo le 19, Alberto Zuccolo con quella moto è andato incontro alla morte. Un incidente che non gli ha lasciato scampo.

Stava correndo lungo via Garibaldi, da San Siro in direzione di Bagnoli di Sopra. Un'auto che attraversava la carreggiata per entrare in una proprietà gli ha praticamente tagliato la strada e i due mezzi si sono scontrati frontalmente.

Il ventiduenne, che viveva al civico 26 di via Pizzoni ad Anguillara, è morto sul colpo. Lo schianto mortale si è verificato lungo la provinciale che collega il paese alla sua frazione, e già teatro, come molti residenti anche ieri sera ricordavano con amarezza, di frequenti incidenti.

La Honda Hornet su cui viaggiava Zuccolo è finita contro una monovolume Lancia Zeta condotta da C. B., 54 anni, che stava imboccando il cancello di casa. Si è sentito un botto fortissimo, l'impatto fra l'auto e la moto è stato violento.

Alberto è volato sull'asfalto, dalla moto sono schizzati via come schegge impazzite decine di pezzi, finiti ovunque alla strada. Per il giovane non c'è stato nulla da fare. I sanitari del Suem hanno solo potuto constatare il decesso.

Alberto Zuccolo lavorava da qualche mese come falegname per la ditta Parton di Anguillara. La moto e la pesca sportiva erano le sue grandi passioni.

«Era tornato dal lavoro e aveva preso la moto per andare a fare un giro - ha raccontato fra le lacrime mamma Sandra - non si era nemmeno cambiato. Mi ero arrabbiata quando aveva portato a casa la moto, gli avevo detto che non volevo più vederlo. Prima continuavo a chiamarlo al cellulare senza avere risposta - ricostruisce i momenti della tragedia - iniziavo a preoccuparmi quando ho sentito che qualcuno rispondeva al suo telefono ma non parlava. E solo dopo un'ora alcuni amici ci hanno informato».

«Non sappiamo ancora come sia successo, era il nostro unico figlio - piange la madre stringendosi con lo sguardo carico di disperazione al marito Franco, meccanico della Sita - siamo distrutti».

Nella casetta di via Pizzoni, una stradina che si snoda sotto l'argine, ieri sera arrivavano i parenti e gli amici di Alberto. «Era un ragazzo speciale, nascondeva la sua timidezza con i suoi modi un po' burberi - ricorda con affetto Gianfranco Marega - ma aveva un cuore grande. Se gli chiedevi un favore non perdeva nemmeno un secondo e faceva subito quel che poteva».

«Siamo cresciuti insieme - ha raccontato l'amico Luca Spagnol, anche lui precipitatosi dalla famiglia di Alberto appena saputo della tragedia - non riesco ancora a credere che sia potuto accadere. Si era preso la moto appena era riuscito ad avere la patente, era contento. Un'altra sua passione era la pesca sportiva».

Dall'argine
ieri sera le uniche luci accese che si intravedevano erano quelle dell'abitazione di Alberto. Non erano le luci di una festa. Era l'ennesima veglia funebre per una giovane vita spezzata.

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