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Villa dei Vescovi, l'ultimo progetto è verde

Siepi ed erba, non ci sarà trachite nella corte restaurata

Scava e scava, la trachite è saltata fuori: quella trachite che aveva fatto gridare allo scandalo, alla "cementificazione" della corte di Villa dei Vescovi a Luvigliano, in realtà è lì sotto. E da secoli, almeno dal 1500. Per carità, non i masegni belli squadrati con cui il progetto iniziale voleva tappezzare mezza corte, ma comunque un sottofondo fatto a regola d'arte per sostenere il pietrisco di cui era ricoperta la corte. E' una scoperta praticamente in diretta, visto che proprio in questi giorni e in queste ore l'archeologo Stefano Tuzzato scarnifica ciottoli e terreno e va a guardare più sotto. Emergono conferme: il Palazzo (correttamente: non la Villa) dei Vescovi padovani, primo esempio di un passaggio rinascimentale dalla residenza di campagna fortificata a qualcosa di diverso, luogo di loisirs che sviluppato incarnerà poi concetto e realtà della villa veneta, per nascere ha fatto piazza pulita nientemeno che di una chiesa. Era la chiesa di san Martino, nata addirittura nel VII-VIII secolo, e poi cresciuta con i suoi annessi e connessi (cimitero, sacrestia): gli scavi del 2008 avevano già rivelato strutture e scheletri, ora di nuovo si trovano muri medievali. Il Palazzo si è imposto, quel luogo era topico proprio per la concezione di vita che questa costruzione sottendeva: sguardo possibile fino alle Alpi e quasi fino al mare. Molte modificazioni si sono succedute dopo il primo progetto di Falconetto e Alvise Cornaro, con Giulio Romano che ci mette mano, con il proto Andrea da Valle che apre tre porte nella cortina che recinge la corte. La corte è stata il casus belli di un restauro milionario ormai in piedi da cinque anni. «Anni di passione, nei due sensi», dice l'architetto Domenico Luciani, che firma appunto il progetto di sistemazione della corte. Ieri il Fondo Ambiente Italiano, che oggi è proprietario del complesso, ha annunciato che il suo progetto è stato approvato. Anzi, che i suoi progetti sono stati approvati: l'ultimo non prevede più pavimentazione della corte, ma solo sotto la galleria del Palazzo. Il precedente la prevedeva, ed era comunque stato approvato, sia dalla Soprintendenza che dal Consiglio superiore dei Beni Culturali. Proceduralmente, il Fai era in una botte di ferro. Ma ha cambiato il progetto in base a motivazioni architettoniche ed estetiche: una siepe fatta togliere dalla Soprintendenza sbilanciava visione ed equilibri della corte, meglio cambiare.  Dice Luciani: «Di sicuro non c'è stato un cedimento alla canea». Marco Magnifico, direttore del Fai, lo definisce «tutto quel baccano»: una polemica alimentata dalla prima moglie di Vittorio Olcese con toni molto sopra le righe, e in parte raccolta dalla seconda commissione consiliare della Provincia, presieduta da Domenico Menorello, Pdl. Ora il progetto dovrebbe andare bene a tutti («E' di buonsenso», dice Magnifico), e con un ramoscello d'ulivo si è presentato l'assessore provinciale alla cultura Comacchio. Che però non rappresenta il consiglio. Il vicesindaco di Luvigliano, Duilio Bolognini, paventa ulteriori litigi e scocciature, e manda messaggi chiari: guardiamoci negli occhi. Sogghigna anche: quando a fine giugno Villa dei Vescovi restaurata verrà inaugurata e aperta al pubblico, quasi scontato che arriverà il ministro della cultura Giancarlo Galan: «Voglio proprio vedere se Menorello non gli corre dietro».  Insomma, adesso la corte sarà a prato con due viali a crociera e piante basse lungo il bordo e un perimetro a siepe di carpino. Villa dei Vescovi avrà caffetteria e non ristorante, una cucina di supporto per i ricevimenti e organizzerà
cerimonie ed eventi: rigorosamente sul prato. Due appartamenti all'ultimo piano saranno affittati a periodo, oppure offerti a chi fa munificenti donazioni. E c'è già una nomina: Silvia Ferri, una delle inventrici della Fondazione March per l'arte contemporanea, è la direttrice del complesso.

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