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«Quelli sono stupidi, parlano troppo»

Le e-mail contro gli imprenditori padovani: «Per fortuna ci sono le banche»

 PADOVA. «L'obiettivo è quello di far vivere l'azienda, perché la società è una cosa, mentre l'azienda è un'altra: l'azienda è la capacità imprenditoriale del cliente e quella non va persa. Mentre la società è come un'automobile che ad un certo punto comincia ad andare male. Quindi, in certi casi, occorre cambiare l'automobile».  Alessandro Cassioli, 50 anni, ex direttore di banca, aveva il compito di gestire l'intero «portafoglio clienti» dell'associazione criminale. Per convincere le persone a fidarsi non lesinava metafore. Quando parlava cercava di essere il più convincente possibile. La storia dell'automobile Cassioli l'ha «estratta dal cilindro» all'improvviso nel novembre del 2010, al telefono, parlando con una possibile cliente sarda, ancora titubante. «E' come se avessi trovato la luce», racconta lei dopo aver ascoltato le sue parole. L'inchiesta coordinata dalla procura padovana (le ordinanze sono state richieste dal gip Paola Cameran), nata dalla bancarotta fraudolenta della ditta Ares di Este, è stata portata a termine dai carabinieri anche grazie alle intercettazioni. Riscontri che si sono aggiunti alle tracce bancarie, i documenti e le confessioni degli imprenditori truffati, non esenti neppure loro da responsabilità. Materiale raccolto dai militari.  Giuseppe Catapano, che agli incontri si faceva chiamare avvocato Eduardo Colicchio, si affidava oltre che al Cassioli, anche a Luca Montanino, consulente d'azienda e all'avvocato Elio Buonaiuto. Il suo luogotenente era Bruno Rizzieri.  Fra loro e con i clienti comunicavano al telefono ma anche via e-mail. Era Cassioli a risolvere i problemi. «C'è un problema - racconta all'ex direttore di banca un imprenditore di Spoleto - un problema riferito ad un assegno che non si sa a chi sia stato dato e praticamente il mio socio è stato chiamato dai carabinieri che vogliono sapere a chi è stato dato l'assegno. Cosa devo rispondere ai carabinieri?». «Non ti preoccupare - risponde Cassioli - Dammi un po' di tempo è poi ti dirò».  Sempre Cassioli teneva al corrente di ogni operazione i vertici della holding. I carabinieri, in una e-mail spedita a Catapano, trovano prova della percentuale chiesta ai clienti in cambio del salvataggio: «Scusa se ti faccio il riepilogo solo ora ma ero in Sicilia e non ho avuto proprio un attimo - scrive Cassioli - In sostanza, la posizione debitoria che ci siamo accollati è la seguente: Tfr 97 mila, banche 565 mila, leasing 38 mila, fornitori 315 mila, Fisco 346 mila. Totale: 1 milione e 363 mila euro X 15% = 200 mila. Il cliente ha pagato. Buona domenica».  Ma a volte i contenuti delle missive erano tutt'altro che sereni. «Purtroppo quell'imprenditore si è rivelato veramente stupido - scrive Cassioli - perché oltre a fare casino sui conti del leasing, ha parlato dell'operazione a chiunque, compresi i sindacati, che si sono rivolti al Trinbunale di Padova che a sua volta ha ordinato di bloccare gli incassi. Fortunatamente la cessione del credito a intermediario creditizio non è revocabile. La legge le Banche se la fanno a pro loro ed in questo caso è per noi un vero vantaggio».  Giuseppe Catapano ci teneva al suo status. Da buon imprenditore, aveva una rete di collaboratori fidati a cui affidare gli incarichi più delicati. Come quello di procurargli i premessi per viaggiare con il lampeggiante o ottenere il pass. «Stiamo ottemperando a quelle incombenze - racconta al telefono Bruno Rizzieri, che si rivolge a Catapano dandogli del voi - e vi volevo dire se ho capito bene che tocca pure il pass al presidente di commissione». «Sì - replica il presidente dell'omonima holding - anche il pass poi c'è la modulistica da richiedere. Ti spiego subito come si farà. Nel momento in cui lui firma il modello e accetta la pratica, poi dopo può andare sul sito, c'è proprio la sezione per richiedere i pass, oppure chiama in ufficio di segreteria e parla con (...) che si fa fare tutta la domanda per il pass dell'auto». Ma c'è la questione anche del lampeggiante. Chiede Rizzieri: «Anche il lampeggiante e tutte quelle cose là?». «Il lampeggiante - risponde Catapano - tutta la pratica deve fare. Che poi si deposita in Prefettura». Sembrano vezzi. Ma non lo sono.
Quasi tutti gli imprenditori padovani hanno raccontato ai carabinieri di essere rimasti impressionati da questo personaggio, questo avvocato Colicchio (Catapano) che arrivava ai vari appuntamenti con l'auto blu e il lampeggiante.  

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