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Padova, è il giorno dell'Italia unita. Il prefetto: «Nuova etica pubblica»

La sferzata di Ennio Mario Sodano in Salone al consiglio comunale e provinciale congiunto. Oggi le cerimonie in centro e il consiglio regionale al Bo. Stasera fuochi artificiali in Prato della Valle

PADOVA. Il tricolore inzuppato d'acqua avvolge le logge e nel Salone il tenore colombiano Hector Hernandez intona «Fratelli d'Italia» al ritmo di marcia. Sono le 18 esatte: tutti in piedi, a cantare emozionati. I fuochi d'artificio in Prato della Valle sono rinviati a stasera per il diluvio che non dà tregua ma Padova, capitale del Risorgimento con la rivolta degli studenti del 1848, prova a mettere in archivio la rissa per festeggiare i 150 anni dell'Unità. E il miracolo sembra compiuto fino a quando Luisa Serato, presidente del consiglio provinciale, non rompe l'incantesimo e fa capire che la Lega ha scelto una linea precisa: partecipare a ranghi ridottissimi (vera diserzione istituzionale) per ribadire la differenza «semantica» tra festeggiare e celebrare. Il Carroccio, dopo aver perso il braccio di ferro col governo che ha imposto la festività del 17 marzo, ha cambiato strategia. E racconta che il Risorgimento è stato un disastro perché ha causato il brigantaggio al Sud e spalancato le porte allo Stato centralista sabaudo e romano. La via d'uscita? Federalismo.

Ma che futuro può avere un Paese che non trova la forza di festeggiare il suo secolo e mezzo di vita, governato da ministri, presidenti di regione e sindaci che non hanno l'orgoglio di sentirsi italiani? Che futuro può avere un Paese che non sa trovare una nuova etica pubblica, per rifondarsi su basi più giuste e riscoprire i valori del 1861 e del 1948, quando fu approvata la Costituzione della repubblica che spalancò le porte alla democrazia?

«Abbiamo grandi sfide da vincere: la prima è dare un lavoro ai nostri giovani schiacciati dalla precarietà per impedire che le migliori intelligenze emigrino all'estero», dice con tenacia Daniela Ruffini, presidente del consiglio comunale di Padova.

Poi parla Flavio Zanonato che legge alcune frasi del «Piccolo patriota padovano» del libro Cuore e cita l'impresa di Antonia Masanello da Cervarese Santa Croce, che nel 1861 salpò con i Mille travestita da uomo al seguito di Garibaldi. E il 17 marzo 1848 è una data solenne anche perché i veneziani manifestarono per liberare Daniele Manin dalle carceri: ecco, questi sono gli eroi che hanno fatto l'Italia e il Risorgimento non fu movimento di élite ma di popolo, che rivendicò libertà e democrazia, dice il sindaco.

Un messaggio al dialogo, ripreso da Barbara Degani con una variante: dobbiamo puntare sui giovani e sulla scuola. Il vero miracolo è che gli italiani si sono fatti da soli e ora la storia può cambiare col federalismo. W Padova, W l'Italia e W anche il Veneto, dice la presidente della Provincia. E Clodovaldo Ruffato, presidente del consiglio regionale, ribatte: «Il Veneto tricolore rivendica il federalismo e invita alla coesione per superare le grandi emergenze, a partire dal dissesto idrogeologico con le frane e le alluvioni».

Tocca a Giuseppe Zaccaria spiegare il contributo dell'Università, non solo con i moti dell'VIII febbraio 1848 e la spedizione dei 61 garibaldini al seguito di Ippolito Nievo, ma soprattutto perché al Bo maturò il pensiero liberale che trasformò l'Italia da mera espressione geografica e nazione in grado di competere con l'Europa. I valori di libertà e democrazia sono stati poi richiamati dalla Costituzione del 1948, ma senza «quei pazzi che diedero la vita al seguito di Garibaldi oggi non avremmo né la repubblica né il federalismo».

A cambiare registro ci ha pensato il prefetto, che ha salutato la foltissima platea di sindaci con la fascia tricolore. Un riferimento alla tragedia che ha devastato il Giappone e un richiamo all'orgoglio delle missioni militari di pace all'estero: dal 1945 sono 168 i soldati salutati col tricolore che avvolge la bara.

«Oggi festeggiamo il compleanno del nostro Paese e mi auguro che maturi una vera convergenza per far nascere una nuova etica pubblica, precondizione di ogni Stato: solo così possiamo superare il divario tra Nord e Sud e vincere la mafia. W l'Italia unita» ha concluso Ennio Mario Sodano.

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