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Arneg, tutti costretti a lavorare

Retromarcia alla Bag Snacks, lo sfogo del titolare: rovinato dall'Unità

PADOVA. Produrre, produrre, produrre. Lavorare comunque, nonostante il giorno di festa per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Alla vigilia dell'importante giornata di celebrazioni all'insegna del Tricolore, scoppia la polemica. Dopo la denuncia di un dipendente pubblicata dal mattino fanno discutere i casi di due aziende dell'Alta padovana. Mentre alla Bag Snacks di Galliera Veneta il titolare ha deciso di fare retromarcia, la Arneg di Marsango (Campo San Martino) tira dritto. Domani, 17 marzo, i 680 dipendenti del colosso della refrigerazione lavoreranno comunque. Chi sceglie di non farlo rischia un provvedimento disciplinare. Dalla provincia alla città: Aps rifiuta di pagare la giornata doppia agli autisti in servizio.

IL CASO ARNEG.
Dalla direzione dell'azienda, che fa capo a Luigi Finco, uno dei saggi di Unindustria, l'ordine è giunto perentorio: il 17 marzo si deve lavorare. La direttiva è stata comunicata prima a voce, poi attraverso una circolare scritta. «Chi non lavora sarà oggetto di un provvedimento disciplinare - rivela Antonio Silvestri, della Fiom - La situazione è molto tesa: l'azienda ha rifiutato il confronto. Ovviamente come sindacato noi impugneremo gli eventuali provvedimenti a carico dei dipendenti. Il 17 marzo è un giorno di festa nazionale che dovrebbe essere onorato da tutti». Dal canto suo l'azienda risponde in questo modo: «In funzione dei termini di consegna di importanti commesse non prorogabili, è stata inevitabile, come spiegato alle Rsu, la decisione di mantenere aperta l'azienda il giorno 17 marzo. Riteniamo così di poter comunque onorare il nostro essere italiani nel modo a noi più proprio e quindi anche con una giornata di lavoro».

GALLIERA: LO SFOGO.
Nella stessa situazione della Arneg c'era la Bag Snacks di Galliera Veneta, 42 dipendenti, azienda leader nella produzione di patatine fritte. Qualche giorno fa alla bacheca dei dipendenti è stata affissa una circolare, con cui si comunicava l'obbligo di lavorare giovedì 17. La Cgil, rappresentata dal funzionario Andrea Gambillara, si è messa di traverso facendo notare come la festa nazionale sia un diritto di ogni lavoratore. Alla fine, ieri mattina, il titolare dell'azienda ha deciso di fare retromarcia. Italo Girolimetto, 60 anni, non usa mezzi termini: «Sarà un disastro dal punto di vista economico». Ecco perché. «Noi lavoriamo con gli estrusori, che sono macchinari a ciclo continuo - spiega l'imprenditore - Fermarli giovedì significa tenere l'azienda chiusa due giorni perché non ha senso riavviare la produzione venerdì per poi fermarla nuovamente sabato. In questo modo noi riprenderemo a lavorare lunedì. Ciò significa ritardi nelle consegne ai supermercati e richieste di risarcimento danni. Inoltre sforeremo il budget perché i costi fissi andranno riversati in 19 giorni lavorativi invece che in 21. Sono tornato sui miei passi per l'impatto sociale che avrebbe avuto il braccio di ferro».

APS.
Ieri mattina c'è stato un incontro sindacale anche in Aps, per il problema legato al pagamento della giornata del 17.
«L'azienda non sembra intenzionata a pagare il doppio turno - evidenzia Paolo Tollio, della Cgil - secondo la loro interpretazione la festività è per chi sceglie di rimanere a casa, non per chi lavora».

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