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Grantorto, niente moschea e il centro culturale in un altro posto

Dopo le proteste e la raccolta di firme, l'annuncio del presidente dell’Unione associazioni islamiche di Padova e provincia: "Stiamo guardando altrove. Di sicuro in quel centro commerciale non si farà nulla"

GRANTORTO. Il centro culturale islamico in piazza Braio non si farà più. A confermarlo è lo stesso presidente dell’Unione associazioni islamiche di Padova e provincia, Abderrahim Benabid, che ieri ha incontrato il sindaco Sergio Acqua. Dopo il silenzio nei giorni della tempesta mediatica, ora spiega come tutta la faccenda sia una bolla di sapone, una singolare protesta di popolo accompagnata dalla bagarre politica.

"Sono italiano e amo l’Italia", mette subito in chiaro Benabid, magrebino, 47 anni, da 24 in Italia, di cui metà a Gazzo, dove vive e ha ottenuto la cittadinanza italiana. "In questi giorni sono state dette tante cose sbagliate. Si è parlato di moschea, che ha una struttura particolare e c’è solo a Roma. Volevamo aprire un centro culturale come luogo di incontro. Nemmeno le foto pubblicate avevano a che fare con noi. C’eravamo rivolti all’immobiliare per uno spazio di 173 metri quadrati e non 365. Ci avevano proposto quel locale, che pure a noi non sembrava consono. Ci siamo subito bloccati per il prezzo. Stiamo guardando altrove. Di sicuro al centro commerciale di Grantorto non si farà nulla".

Benabid continua: "Vogliamo assicurare alla gente che noi rispettiamo tutte le religioni, abbiamo fatto sempre del bene e vogliamo bene a tutti gli italiani, pensando al futuro insieme dei nostri e dei loro figli. Siamo per il dialogo, l’integrazione e il rispetto reciproco e abbiamo sempre chiesto agli immigrati di rispettare le norme del nostro Paese. Non c’entriamo con le dichiarazioni del sindaco di Cittadella e la Guardia di finanza può venire a fare tutti i controlli. Ringraziamo il sindaco di Grantorto per il suo lavoro, quello di Gazzo e di Carmignano per la correttezza, le forze dell’ordine ed il parroco di Grantorto».

Soddisfatto comunque della risposta della cittadinanza il sindaco-deputato Massimo Bitonci: "Abbiamo raccolto 1.500 firme contro il progetto, nonostante il teatrino degli uomini-sandwich più contro di me che a motivare il loro consenso all’apertura del centro islamico".
"Nulla di elettorale", respinge invece le accuse Acqua. E spiega: "Non mi serve questa vicenda per la corsa elettorale. La protesta l’avrei fatta anche se la questione fosse sorta un anno fa".

"Noi siamo davanti alle fabbriche, in mezzo ai problemi reali dei cittadini", replica
a distanza il consigliere regionale del Pd Piero Ruzzante, per il quale "la Lega, invece, qui scende in piazza con il gusto di seminare odio e rancore e frammentare le comunità. Una frammentazione che si riflette anche in loro».
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