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Distretto padovano del mobile, a rischio altri 500 posti

Cassa integrazione in esaurimento (da 300 a 700 lavoratori nel 2010). Secondo la Fillea Cgil a Casale di Scodosia un terzo degli addetti del legno rischia di perdere definitivamente il lavoro, l'anno scorso sono stati 60

CASALE DI SCODOSIA. Avvio d'anno tra mille incertezze sul futuro per gli operai e agli addetti della Sculdascia. Continuano le mobilitazioni e le preoccupazioni dei lavoratori del distretto del legno padovano per eccellenza. Secondo la Fillea Cgil, che poco prima di Natale aveva incontrato una nutrita rappresentanza di lavoratori, sono oltre 500 i posti di lavoro attualmente a rischio: gli ammortizzatori sociali che hanno garantito loro di mantenere l'occupazione sono ormai in scadenza. Si parla di un terzo dell'intero bacino del mobile, che occupa 1.500 addetti.

«Il numero di lavoratori posti in cassa integrazione è oscillato in questi mesi tra i 300 e i 700 - spiegano i sindacalisti - ma a preoccupare maggiormente è che questa misura ha interessato in modo più consistente degli anni scorsi anche le ditte industriali più grandi e solide, alle quali sono strettamente collegate le ditte artigiane più piccole. A questo dato si deve aggiungere il numero di lavoratori e lavoratrici già licenziati: basti pensare che solo nel corso del 2010 sono state poste in mobilità altre 60 persone». La Cgil ripropone una via per riportare un nuovo equilibrio a tutela degli operatori: «E' indispensabile un approccio sistemico: imprese, sindacato e istituzioni devono fare ognuno la propria parte, in base al proprio ruolo, per mettere in campo un progetto condiviso che affronti la differenziazione dei processi produttivi, la formazione permanente anche attraverso la creazione di una scuola del legno e del design, le certificazioni di sostenibilità ambientale dei cicli produttivi e quanto serva a migliorare le performance delle imprese sul mercato, che oramai è globale».

Non è escluso che, nelle prossime settimane, gli operai del legno, sostenuti dalla stessa Fillea, diano vita a forme di mobilitazione se non saranno nel
frattempo giunte risposte soddisfacenti da Provincia e Regione per uscire dalla sempre più pesante impasse di un comparto che, nell'area della Bassa Padovana, rappresenta un punto di riferimento per l'intera economia locale, essendo tra i più radicati e tradizionali poli produttivi della provincia.

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