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Padova, tre insegnanti contro la festa di Natale in chiesa

Tre insegnanti dell'VIII Istituto comprensivo protestano perché

i bambini delle elementari Manin oggi fanno la loro «Accademia natalizia» nella chiesa della Madonna Pellegrina, come la settimana scorsa quelli della scuola Santa Rita hanno cantato nella basilica di Santa Giustina. Replica la dirigente scolastica: presa di posizione «strumentale e demagogica».
PADOVA. Cantare inni laici in chiesa è un attentato alla scuola pubblica? Sì, secondo alcuni insegnanti dell'VIII Istituto comprensivo. I 240 bambini della scuola elementare Santa Rita hanno cantato la settimana scorsa nella basilica di Santa Giustina; i 260 alunni della scuola Manin canteranno questa mattina alle 10 nella parrocchia della Madonna Pellegrina. Così alcuni insegnanti si sono opposti e ne hanno fatto una battaglia per la laicità della scuola pubblica, nel rispetto degli scolari di altre confessioni.

«Riteniamo sia di fondamentale importanza garantire la tutela dei diritti e della libera scelta di chi ha deciso in modo diverso dalla maggioranza - scrivono Maurizio Peggion, Silvia Panozzo e Corrado Andolina, insegnanti dell'VIII Istituto comprensivo - La nostra Costituzione sancisce l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, quindi anche i nostri piccoli concittadini che svolgono attività alternative alla religione hanno pieno diritto a partecipare all'Accademia natalizia, insieme ai loro coetanei che seguono la religione cattolica, in un luogo idoneo e non connotato da simboli religiosi che possano turbare la serenità e la libertà di coscienza».

In particolare alla scuola Manin, su 33 bambini che non aderiscono all'ora di religione, 4 non parteciperanno alla rassegna musicale rimanendo a scuola con il professore Peggion: «La chiesa non è un edificio come un altro - aggiungono i maestri - Si tratta di un luogo di culto incompatibile con le esigenze della scuola pubblica e laica. La missione degli educatori non può essere quella di imporre simboli o credo religiosi allo scopo di uniformare le coscienze, ma quella di favorire il confronto democratico, fornire strumenti di conoscenza ed analisi razionale, costruire percorsi il più possibile condivisi da tutti nel pieno rispetto delle scelte individuali. In questo quadro non possiamo che giudicare inaccettabile la scelta di una sede religiosa per uno spettacolo organizzato dalla scuola; saremmo particolarmente indignati se tale illegittima decisione dovesse provocare la mancata partecipazione anche di un solo alunno».

Per la dirigente dell'VIII Istituto, Emma Pittarello, la presa di posizione degli insegnanti è «puramente demagogica e strumentale». Numeri alla mano difende la scelta dell'istituto: «dei 64 insegnante solo 6 non sono d'accordo e dei 260 bambini della Manin, della trentina che non frequentano l'ora di religione solo 4 non canteranno oggi in chiesa. La religione non centra niente: non sono previste preghiere ma inni di fratellanza, amore e pace. Sia a Santa Rita sia alla Manin a decidere è stata la maggioranza, dopo ampia discussione negli incontri interclasse. Le famiglie che non aderiscono alla religione cattolica sono state contattate una per una ed hanno potuto partecipare alle prove. C'erano altre possibilità (come il Cus, l'auditorium del Gramsci, il cinema Lux) ma tutte onerose
sia per la scuola che per le famiglie, senza contare le difficoltà logistiche. Le due chiese invece sono a due passi dalle scuole. La verità è che dovremmo ringraziare i sacerdoti per la loro disponibilità».

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