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Quella volta che il Gruppo Cremona voleva uccidere Umberto

Il principe di casa Savoia rischiò la vita per due volte, prima a Piove di Sacco e poi a Codevigo

PADOVA. Il principe Umberto di Savoia, il futuro "re di maggio", nei giorni della strage di Codevigo rischiò la vita da queste parti.

Il 10 maggio del 1945 era a Piove di Sacco, per passare in rassegna il Gruppo di combattimento "Cremona", unità del Regio Esercito. Un reparto a forte componente comunista, fatto anche di partigiani liberati dalle carceri fasciste, in quel di Ravenna. Il principe venne accolto con le note della canzone antimonarchica "Già trema la casa Savoia"... Un soldato del "Cremona" era seriamente intenzionato a sparargli, ma non accadde nulla.

Quindici giorni dopo, Umberto va a Codevigo: doveva visitare le truppe, doveva raccogliere informazioni perché già si cominciava a parlare di referendum, ma soprattutto, ed è la lettura che ne dà Lino Scalco, doveva e voleva fermare l'eliminazione
dei fascisti. La sua autorità per dire stop alla strage. Anche qui, secondo alcune voci, rischiò la vita, perché c'era chi progettava di ucciderlo. Ma anche qui non accadde nulla. Se non che quasi immediatamente gli uomini della 28a Garibaldi lasciarono Codevigo. E non vi furono più uccisioni.

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