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Cuccioli di Chiwawa dall'Est, donna denunciata

Imprenditrice di 35 anni smascherata dai carabinieri: è accusata di commercio illegale e truffa. Li comprava a 50 euro e li rivendeva sul web a 500. L’indagine è scattata dopo la morte di un cagnolino, 7 giorni dopo l’acquisto

PADOVA. Formalmente risultava essere titolare di una piccola azienda artigiana, in realtà commerciava illecitamente cuccioli di cani di razza dai paesi dell'Est, mettendoli in vendita attraverso alcuni siti internet. L'indagine è nelle mani del Nas. E.F., 35 anni, di Villafranca Padovana, è stata denunciata per truffa e sostituzione di persona, visto che usava identità sempre diverse in internet. I carabinieri del nucleo anti-sofisticazioni, coordinati dal capitano Pietro Mercurio, l'altro giorno hanno perquisito la sua casa, sequestrando una grossa quantità di farmaci veterinari.

L'inchiesta.
L'indagine è nata a fine settembre dopo la denuncia di una cliente, che aveva risposto ad un annuncio in internet, finendo poi per acquistare un cucciolo di Chiwawa a circa 600 euro. Il cagnolino però, dopo appena sette giorni, è morto a causa di alcuni virus mai riscontrati dall'importatrice. L'acquirente, disperata, è corsa dai militari del Nas a denunciare tutto.

Imprenditrice.
Dopo alcune verifiche sui siti internet, tra cui www.subito.it, gli investigatori sono giunti all'imprenditrice di Villafranca. Dopo la perquisizione e l'interrogatorio è stato scoperto così il meccanismo che aveva messo in piedi, agganciando in poco tempo una cinquantina di clienti.

Cani dall'Est.
Oramai la prassi era consolidata. La trentacinquenne aveva stabilito contatti in Ungheria e Slovacchia con alcune famiglie di campagna, dove riusciva ad acquistare cuccioli di Chiwawa, Pincher e Golden Retriever a 40 o 50 euro l'uno. In Italia poi li rivendeva a 500 o 600 euro ciascuno.

On-line.
Il tutto avveniva senza alcuna comunicazione all'Uvac (l'ufficio veterinario adempimenti comunitari) e neppure all'anagrafe canina.
I cuccioli venivano costretti a lunghi viaggi nel bagagliaio dell'auto, in barba a tutte le regole, anche sanitarie. Gli uomini del Nas ora stanno cercando di scoprire i suoi canali di approvvigionamento.

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