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La lapide dello scandalo in cimitero a Tombolo
"Sono sconvolto dal gesto di mio padre"

Parla il figlio di Rino Caterino

Bertollo, l'83enne che che si è preparato il loculo con la scritta oltraggiosa («Vita sessuale sofferta, non voglio qui le ceneri di mia moglie»). «Mia madre - dice - è morta due anni fa, è stata una donna che ha subìto e lavorato duramente per tutta la vita, era buona, tutti le volevano bene»
TOMBOLO. «Sono sconvolto. Ho saputo solo un paio di giorni fa cosa ha combinato mio padre al cimitero. Il suo gesto mi ha lasciato senza parole». A parlare è Fulvio Bertollo, il figlio di Rino Caterino, l’83enne di Tombolo che sabato scorso ha sistemato sul suo loculo una lapide dove accusa la moglie, defunta da due anni e mezzo, di avergli fatto passare una «vita sessuale sofferta». Un gesto che ha creato non poco scompiglio tra i tombolani.

«Il loculo dov'è stata affissa la lapide è assolutamente vuoto», aveva precisato il sindaco Franco Zorzo, «e pertanto, in base al regolamento comunale, sarà emessa un’ordinanza di rimozione».

Ieri la lastra di marmo incriminata era ancora al suo posto, accanto sei crisantemi appassiti. Il clamore suscitato dalla vicenda, balzata agli onori della cronaca nazionale, ha coinvolto anche l’unico figlio dell’anziano, Fulvio: tra i due non correrebbe buon sangue. «Sono indignato dal comportamento di mio padre - dice - Abitiamo nella stessa casa, in via Rondiello; il fatto risale a sabato, ma io l’ho saputo solo martedì pomeriggio, al ritorno dal lavoro».

L’anziano è entrato in cimitero a bordo della sua auto e ha parcheggiato davanti ai loculi dove riposano i suoi genitori; nel loculo dove c’era zia Graziosa, poi trasferita altrove nel camposanto, ha scelto di darsi una "sepoltura preventiva". Ben in evidenza, la sua fotografia. Sotto, la data di nascita: «N. 9-12-1926». La data di morte con «attendo, o decido io», Rino l’aveva scritta su un foglio bianco, poi rimosso. Più giù, la frase oltraggiosa: «Vita sess. sofferta. Non perdono Flavia. Ceneri sue no qui. Rino 2010». Il tutto marcato con i caratteri propri delle lapidi.

«Mia madre Flavia è morta due anni fa, a 82 anni, gestiva una merceria in paese - continua - è stata una donna che ha subìto e lavorato duramente per tutta la vita, era buona, tutti le volevano bene - la difesa del figlio - Non posso dire altrettanto di mio padre: è stato, è e sarà un ipocrita, fiero di sventolare al mondo quello che pensa, ma non la realtà dei fatti».

Parole durissime,
lapidarie. «Il sindaco e tutti i cittadini di Tombolo conoscono benissimo il personaggio in questione. E qui mi fermo, non serve aggiunga altre parole», conclude Fulvio. «Non mi va di parlare - dice Rino Bertollo - sono questioni private, quello che dovevo dire l’ho scritto sulla lapide».

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