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Nomade investitore, il parroco di Sant’Anna al vescovo: "Vogliamo il funerale in chiesa"

Invocato l'intervento del vescovo per consentire i funerali in chiesa di Paolo Caldaras, il giovane nomade responsabile del tragico incidente di Piove di Sacco

PIOVE DI SACCO. Scende in campo il vescovo Antonio Mattiazzo per consentire alla famiglia di Paolo Caldaras di svolgere il funerale del ventunenne in chiesa: a chiedere l'intervento della Curia è stato don Giorgio De Checchi, parroco di Sant'Anna, appena ha ricevuto l'ordinanza firmata dal prefetto che vieta di celebrare la funzione in un posto diverso dal cimitero di Brugine per motivi di sicurezza. Per l'esattezza il provvedimento impone il funerale oggi pomeriggio alle 15.30, appunto nella piccola cappella del camposanto di Brugine.

La decisione del Comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico, riunitosi mercoledì pomeriggio a Padova, era stata già anticipata ieri mattina, provocando lo sconforto di Roberto Hudorivich e Sonia Caldaras, i genitori del giovane nomade che domenica notte, correndo a folle velocità sulla Strada dei Vivai ha provocato, oltre alla sua, la morte di Elena Pecin e Alex Biasin. «Non si può impedire che un funerale venga celebrato in chiesa - la ferma posizione del parroco di Sant'Anna - e non è giusto impedire ai familiari e ai parenti di Paolo di dargli l'ultimo saluto come ogni altro cristiano».

Per tutta la giornata ieri si erano rincorse conferme e smentite in merito alla restrizione imposta dal prefetto per le esequie di Caldaras. La comunità Sinti, la cui presenza si fa ogni giorno che passa più consistente nel quartiere, non accetta questa decisione: «Non si può vietare di portare un morto in chiesa per il funerale - protestavano zii e cugini radunati in piazza don Puglisi - ha pagato con la vita i suoi errori, Dio lo giudicherà per aver sbagliato, ma anche Paolo ha diritto di avere un funerale dignitoso. Noi non vogliamo creare alcun problema, desideriamo soltanto dare l'ultimo saluto a questo ragazzo come si deve. Di fronte a una scelta così, è inevitabile che qualcuno si arrabbi». Parole che lasciano trapelare il rischio che proprio quanto è stato deciso per evitare problemi ne possa invece provocare. Perché è anche vero che in questi giorni non c'è stata alcuna manifestazione di ostilità nei confronti dei nomadi e loro stessi non hanno creato alcun disturbo.
Roberto Hudorovich è stato anche dai carabinieri ieri mattina per cercare una soluzione di compromesso: «Possiamo capire che ci sia della tensione - ha riferito l'uomo - ma noi non vogliamo creare problemi. Se è necessario aspettiamo anche fino a lunedì per seppellire nostro figlio, per evitare concomitanze, l'importante è che ci lascino portarlo in chiesa». «Non possono trattarci come animali, chiediamo scusa a tutte le persone che nostro figlio ha ferito, per tutto il male che ha provocato - aggiunge la madre disperata - ma davanti alla morte siamo tutti uguali, non possono farci questo».
Per tutto il pomeriggio sembrava che l'ipotesi di rimandare il funerale del nomade a lunedì, celebrandolo in chiesa anziché al cimitero, potesse essere accolta dal prefetto Ennio Mario Sodano, ma ieri sera è arrivata la doccia fredda. Per Paolo Caldaras le disposizioni parlano chiaro: camera ardente in obitorio aperta dalle 9 alle 12 per i saluti dei parenti, tragitto dall'obitorio al cimitero di Brugine senza corteo, solo il carro funebre con le auto dei familiari scortate dalle forze di polizia e una cerimonia in forma strettamente privata al camposanto. E «vieta qualsiasi altra forma di cerimonia, funzione o analoga manifestazione al di fuori del luogo indicato». Ben lontano dallo sfarzo e dalla pomposità che la tradizione Sinti prevede per i funerali, tanto più quando si tratta di un giovane. I genitori già pensavano di far gettare fiori sulla bara da un elicottero, avevano chiesto anche cavalli e carrozza per l'ultimo viaggio del figlio. Ora si accontenterebbero di una cerimonia sobria purchè in chiesa. Mentre a Piove di Sacco, dove la famiglia abita in un'abitazione Ater, continuano ad arrivare roulotte di nomadi da tutta Italia, quelle dei numerosi parenti della famiglia Caldaras.
«Come amministrazione non possiamo che attenerci alle disposizioni ricevute - ha dichiarato il vice sindaco e assessore alla sicurezza Andrea Recaldin - e confidiamo che la situazione si risolva e non si verifichi alcun problema».
La questione rimane tuttavia aperta: «I genitori hanno deciso di rinviare in ogni caso il funerale - conferma don Giorgio - nella speranza che nei prossimi giorni si arrivi ad una soluzione diversa».

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