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Il prefetto di Padova: niente funerale per il nomade dell'auto assassina

Il prefetto Ennio Mario Sodano ha deciso di vietare i funerali pubblici di Paolo Caldaras, il giovane nomade che ha causato l'incidente che è costato la vita ai due fidanzati di 19 e 18 anni. Ci sarà solo una cerimonia privata

PIOVE DI SACCO. Il funerale di Paolo Caldaras si terrà in forma privata all’obitorio di Piove e il feretro verrà poi portato al cimitero di Brugine: è quanto ha stabilito ieri sera in un’ordinanza il prefetto preoccupato che le tensioni di questi giorni possano sfociare in episodi che mettano a rischio la sicurezza e l’ordine pubblico. A dare notizia dell’ordinanza il sindaco Sandro Marcolin che l’ha accolta con un certo sollievo, condividendo le preoccupazioni di Ennio Mario Sodano.

Sonia Caldaras, la mamma di Paolo, ieri mattina sedeva sulla panchina di piazza Puglisi a Sant’Anna, a pochi passi dal condominio dove vive da quindici anni col marito Roberto Hudorovich e i loro figli. Tiene il viso tra le mani, le lacrime scendono copiose. «Non so cosa fare - ripete piangendo - mio figlio ha sbagliato. Non so come chiedere perdono alle famiglie dei ragazzi che ha ucciso, ma voglio in qualche modo far arrivare a loro le nostre scuse. Anch’io ho perso mio figlio e sto soffrendo. Avrei preferito che si fosse fermato invece di scappare, per me sarebbe stato meglio vederlo in galera per il resto della sua vita invece di sopportare la tragedia che ha provocato».

Sonia Caldaras si abbandona a un pianto disperato, carico del suo dolore e di quello delle due famiglie che suo figlio ha distrutto. Un figlio al quale volevano organizzare venerdì alle 15 un ultimo viaggio tra centinaia di nomadi, su una carrozza trainata dai cavalli e con un elicottero che lancia dal cielo petali di rosa sulla bara, come nella tradizione degli zingari.

Il papà Roberto Hudorovich non piange, i muscoli del viso contratti, lo sguardo fisso, cerca di convincersi che la colpa è di qualcun altro: «Se i carabinieri non lo inseguivano Paolo non avrebbe corso così». Non è vero. E lo sa. Non prova nemmeno a contraddire don Giorgio, il parroco di Sant’Anna, che lo zittisce: «Questo non puoi dirlo perchè non è così e lo sai. Paolo era ubriaco e ha ucciso due persone. Dovresti piangere anche tu». Hudorovich abbassa gli occhi: «Chiediamo scusa», dice cercando l’approvazione nello sguardo affranto della moglie.

Nella piazza continuano a girare sulle loro biciclette le due sorelle più piccole di Paolo: «Non le ho mandate a scuola - dice Sonia Caldaras - in questo momento abbiamo paura». Una signora si avvicina alla donna e le fa le condoglianze. Lo stesso fa un anziano che passa in bicicletta: si ferma e stringe la mano di Sonia. «Ci sono tante persone che ci vogliono bene qui - riconosce commossa - non è giusto che chi non ci conosce dica solo cattiverie. Se ci fosse stato qualcun altro al posto di Paolo nessuno lo avrebbe condannato così».

La sofferenza di Sonia Caldaras è umanamente comprensibile, anche lei è una mamma che ha perso un figlio. Che quest’ultimo,
a 21 anni, avesse collezionato denunce, arresti e ritiri di patente per ubriachezza resta un fatto di fronte al quale la rabbia per quello che è successo domenica sera travolge e mette all’angolo anche la pietà.

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