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Gli uffici comunali usati per intimidire

L’inchiesta Sassonegro: l’affanno di Trentin per la «sua» variante. Regione «distratta»

Il fax è datato 27 novembre 2003. La firma è di un privato, la Piemme Costruzioni Srl. E il destinatario è un altro privato, Matteo Magarotto, proprietario di un terreno nel Sassonegro, area vincolata nel cuore del parco dei Colli che s’affaccia verso la trecentesca casa del Petrarca. L’invito è per un incontro in un luogo pubblico (l’ufficio tecnico del municipio di Arquà) con un altro privato (l’ingegnere Zelinda Magarotto, direttore dei lavori del cantiere Sassonegro, candidato sindaco per il centrodestra a Baone nel 2004). Intimidatorio il tono: «La presente per invitarla, oggi pomeriggio presso il Comune di Arquà ufficio tecnico a contattare l’ingegnere Magarotto Zelinda per farsi illustrare le conseguenze nel caso in cui Lei non aderisse al piano di lottizzazione Sassonegro...».

Poi conclude: «Questo perché Lei non abbia poi a dire: io non lo sapevo... Firmato Piemme Costruzioni Srl».

Il consorzio.
La società è quella di cui è titolare Paolo Quaggia, presidente del consorzio urbanistico Sassonegro. Società che il 15 gennaio 2003 era diventata proprietaria del 50% dell’area, in precedenza di proprietà del sindaco di Arquà (e dei suoi parenti) Giuseppe Trentin, fino al giugno 2004 membro del consiglio dell’ente parco e sindaco (gli succederà il vice Maurizio Perazzolo, dipendente della ditta Consulting Trentin Srl di cui Giuseppe Trentin è titolare), oggi segretario della sezione estense di Forza Italia.

Interessi privati.
Nella «casa comunale» il confine tra interesse pubblico e interesse privato sembra azzerato. Anche se a destinazione PA (Promozione agricola), quei 22 mila metri quadrati ai piedi della collina, che disegnano l’orizzonte di fronte alla casa del poeta, nella mente degli ideatori della lottizzazione Sassonegro vanno trasformati in zona urbanizzata. Anzi in ZUC, zona a urbanizzazione controllata secondo una dicitura più fine e diplomatica per rendere meno indigesto il boccone. In spregio di tutto. Quaggia, Trentin e amici (tutti indagati nell’inchiesta ormai conclusa dal pubblico ministero padovano Paolo Luca) se ne fregano di leggi e limiti. Vogliono solo riuscire a costruire 18 appartamenti formato middle class. E poi andare all’incasso.

La Regione.
Qualche organismo regionale dà una mano. Qualche altro tira indietro. Così si dà il via ad un’edificazione di 20.493 metri cubi come indicato dal permesso di costruire nº 59 rilasciato dal Comune di Arquà il 25 ottobre 2004, mentre di fatto il Consiglio regionale con la delibera nº 65 del 24 luglio 2002 aveva previsto in quel quadrato vincolato solo una volumetria di 4821 metri cubi. Smentendo le indicazioni della Commissione tecnica regionale (Ctr) che aveva fatto proprie (chissà perché) le richieste del sindaco Trentin, pur esprimendo parere favorevole alla variante 3 del Piano ambientale adottato dal Parco Colli, di tutt’altro avviso rispetto al primo cittadino arquesano. Insomma un colpo al cerchio e uno alla botte.

Il sindaco Trentin.
È il 15 gennaio 2003 quando Giuseppe Trentin vende come privato la quota di terreni di sua proprietà ricompresa nel Sassonegro. Tuttavia già da prima, come sindaco, si è attivato per far passare una variante al Piano regolatore (Prg) e trasformare l’area da zona agricola a ZUC con indice di edificabilità pari a 1,2 metri cubi per metro quadrato. La variante al Prg è adottata dal Comune l’8 gennaio ’97 e approvata dalla Giunta regionale il 9 settembre 1998. Il 15 ottobre 2000, durante una riunione del consiglio, il presidente dell’Ente Parco Colli ammetterà: «Sottolineo che la Regione ha approvato il Piano (Prg, ndr) di Arquà in assoluto spregio delle condizioni di salvaguardia che dovevano essere rispettate dal Piano ambientale... mettendoci tutti in una situazione di grave imbarazzo, perché se la Regione avesse rispettato le norme di salvaguardia, probabilmente le concessioni in alcune aree non sarebbero state date». Nel frattempo il sindaco Trentin si era posto un altro obiettivo: ottenere dall’Ente Parco Colli una variante al Piano ambientale (cosiddetta variante 3) in modo tale da renderla idonea al Prg modificato. La richiesta è inoltrata l’8 ottobre ’99 dal Comune di Arquà e il consiglio dell’Ente Parco Colli adotta la variante 3 del Piano ambientale già il 15 ottobre, accogliendo solo in parte le richieste di Trentin che partecipa alla riunione. Resta da chiedersi se come sindaco, membro del consiglio dell’Ente Parco o proprietario del 50% dei terreni nel Sassonegro. Il consiglio considera compatibili, con la salvaguardia dell’area Sassonegro, il cambio di destinazione da PA a ZUC per il riordino della cubatura esistente pari a 4.823 metri cubi. Non un metro cubo in più. Trentin è furibondo: «Non è stato rispettato l’impegno preso da parte di tutti i componenti di questo consiglio nell’approvare quanto arrivava da ogni singolo Comune...». In sede di votazione, l’Ente approva un emendamento che nel Sassonegro consente un incremento di edificazione di 4.823 metri cubi.

Parco scavalcato.
Trentin non è contento. Nonostante la legge (articolo 5, legge regionale 38 del 1989) preveda che le osservazioni sulla variante 3 debbano essere presentate all’Ente Parco, quest’ultimo è scavalcato. Il 21 ottobre 2000 il vicesindaco Perazzolo invia in Regione un’osservazione, reclamando per il Sassonegro la conferma del volume edificabile prevista dal Prg pari a 1,2 metri cubi per metro quadro. In pratica 20.493 metri cubi. Una chiara violazione di legge di cui non si accorge (o non vuole accorgersi) la Commissione tecnica regionale (Ctr) che il 2 maggio 2001 istruisce la pratica, includendo l’osservazione, ed esprime parere favorevole approvando con quella modifica la variante 3 del Parco Colli. Il tutto va poi in Giunta regionale che il 10 ottobre affida per competenza al Consiglio regionale l’approvazione della variante con il parere della Ctr. Tuttavia con la delibera 65 del 24 luglio 2002 il Consiglio approva la variante 3 al Piano ambientale del Parco Colli «nel testo originario trasmesso dall’Ente Parco non contenente le modifiche introdotte dalla Giunta regionale».

Metodi intimidatori.
Ad Arquà non tutti i proprietari di appezzamenti nel Sassonegro erano d’accordo per dare il via alla cementificazione dell’area. E non tutti volevano aderire al consorzio urbanistico promotore della lottizzazione. Ha raccontato agli inquirenti Matteo Magarotto: «Più volte vennero in officina Giuseppe Trentin, l’architetto Celestino Crispino (pure indagato) e il geometra Quaggia, invitandoci a entrare nel consorzio... Alcune volte per ottenere il nostro consenso siamo stati offesi e minacciati da Quaggia». E Antonio Cecconello, spiegando di non aver mai avuto pressioni da Trentin,
ha ricordato: «Quaggia e Crispino mi esibirono un atto asserendomi che con quello sarei rimasto escluso dalla lottizzazione... Firmai senza leggere... fidandomi dell’architetto... Dieci giorni dopo si ripresentarono... affermarono che con la firma apposta all’atto rientravo nella lottizzazione».

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