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Purgatorio azzurro. Il nostro Mondiale? Un test contro Messi

A Manchester (20,45), Di Biagio: «Ripartire velocemente»

Blue moon, cantano di solito in questo stadio i tifosi del Manchester City, ma con la sagoma di un Mondiale da grande assente all’orizzonte, è la “luna nera” il simbolo dell’Italia calcistica. Stasera, alle 20.45, nel Nord Ovest dell’Inghilterra, dove il football è diventato un simbolo sostituendo i telai che hanno intrecciato, per secoli, lana e cotone, gli azzurri contro l’Argentina di Messi reciteranno il ruolo del pugile “suonato”, attempato, magari di valore, ma con qualche ko di troppo alle spalle. Forse è ingeneroso mettergli il volto di Gianluigi Buffon, ma questo è il rischio che il numero 1 della Juventus sapeva di correre dopo aver annunciato il proprio ritiro dalla Nazionale appena eliminata dalla Svezia ed essere rientrato dalla porta di servizio. O, come ha spiegato il diretto interessato, per «spirito di servizio».

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I guai del nostro calcio, infatti, non vengono purtroppo solo dal campo. Il disastro è totale, con società immerse in debiti miliardari e appese al soccorso di un bando per i diritti tv che si sta rivelando per quel che era: un rilancio dal sapore di bluff. In attesa del futuro intanto ai torna a giocare ma non illudiamoci se Messi e l’Albiceleste dovessero soccombere. Per come siam messi (male), sarebbe solo una bella pacca sulla spalla



Il progetto – si dice – è a lunga gittata: potrebbe diventare il direttore sportivo del club Italia, intanto farà da chioccia al rampante Donnarumma e saluterà i tifosi nelle amichevoli dell’era del ct a tempo, Gigi Di Biagio, la prima stasera contro Messi, martedì con l’Inghilterra a Wembley. «Futuro? Penso che ognuno si sia fatto una propria idea e sappia qual è la verità», ha raccontato Buffon ieri a Manchester, poco dopo l’arrivo degli azzurri all’Etihad Stadium per la tradizionale ricognizione del terreno di gioco e la solita conferenza pre-partita del capitano che, seduto accanto al ct, chiude un intervento a tratti polemico ringraziando prima Capello per la solidarietà («Le chiacchiere sul finale di carriera di Buffon sono fatte per invidia», disse Don Fabio) e poi assestando un colpo spiazzante sul proprio addio agonistico: «Non so se sarà con la Nazionale o con la Juventus».

Di Biagio non pare sorpresa e attacca con filone delle critiche al ct: poche novità (rispetto alle convocazioni di Ventura), tante incognite (per il futuro, panchina compresa). «Le leggiamo, perché è il nostro lavoro, ma poi andiamo avanti. Le parole di Raiola? Lo conosco da 25 anni, è irrilevante quello che ha detto», risponde con flemma prima di tuffarsi sulla partita vera e propria. «Per me sarà una gara importante, speriamo di ripartire subito, dobbiamo cancellare tutto quello che è successo. Queste quattro gare (a giugno l’Italia se la vedrà con Francia e Olanda, ndr) possono rappresentare un piccolo Mondiale. Giocheremo col 4-3-3, poi forse cambieremo durante un match che sarà difficile, ma dobbiamo provare a giocare senza pensare a ciò che abbiamo davanti. Emozione? Non lo so, magari succederà poco prima del fischio d’inizio».

Per parlare dei singoli invece bisogna appoggiarsi al collega argentino Jorge Sampaoli che prima ha chiarito la posizione dell’interista Icardi («Servirà più nel futuro»), poi ha stroncato, in chiave mondiale, lo juventino Dybala, anche lui neppure convocato stavolta: «Non so se la sua anarchia alla Juve gli permetta di fare tanti gol, di sicuro qui da noi fa fatica ad inserirsi». Ride Di Biagio: due come Maurito e la “Gioia” li metterebbe sempre in campo vestiti d’azzurro, anche se non può dirlo apertamente: «Loro lì davanti hanno molta scelta, noi invece meno, ma quella che abbiamo per me va benissimo». Non evita invece il confronto su Balotelli, la causa delle pesanti critiche di “prezzemolo Raiola”, professione super-procuratore: «Sampaoli ha fatto bene a parlare di lui, è un ottimo giocatore, poi però ci sono scelte da fare».

Già, le scelte: nel 4-3-3 davanti a Buffon – in una difesa dove non è stata assegnata la maglia numero 13 di Davide Astori – c’è posto per Florenzi a destra e Spinazzola a sinistra, al centro Bonucci e Rugani (Ogbonna l’alternativa); a centrocampo Parolo, Jorginho e Verratti, in attacco il tridente Candreva, Immobile, Insigne. Molti di questi hanno fallito l’esame mondiale di svedese, stasera se la vedranno con un possibile trio composto da Messi, Lanzini e Di Maria alle spalle del centravanti Higuain. Forse solo in panchina Aguero, Lo Celso, Perotti e il futuro interista Lautaro Martinez. Da paura.

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