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Il viaggio di Bergoglio in due paesi tormentati

L'opinione

Per papa Francesco non sarà una “passeggiata”. Non una Via Crucis, ma di certo un pellegrinaggio contrassegnato da spine e incertezze, pur trattandosi di una visita in due paesi sudamericani sulla carta “cattolicissimi”. È il viaggio pastorale in Cile e Perù, che il pontefice inizia oggi (prima tappa, l’arrivo a Santiago del Cile intorno alla mezzanotte ora italiana) per terminare il 22 gennaio. Un pellegrinaggio scomodo che fin dai primi segnali della vigilia non ha fatto dormire sonni tranquilli ai vertici della Santa Sede.

Papa Francesco ritorna sulle orme di Giovanni Paolo II che visitò il Cile nel 1987 e il Perù nell’85 e nell’88. Una scelta per niente gradita dal paese natìo di Jorge Mario Bergoglio, la vicina Argentina, dove il pontefice non ha fatto ritorno dal giorno della sua elezione papale del 13 marzo 2013. Ma il malcontento che serpeggia tra gli argentini è, in fondo, poca cosa rispetto alle incognite e alle sfide “politiche” sui problemi che gravano sulle Chiese del Cile e del Perù che il papa argentino dovrà pur affrontare. In Cile, inoltre, proprio in vista dell’arrivo di Francesco ci sono state violente proteste di piazza contro la visita, con attacchi incendiari in 4 chiese di Santiago (nel quadro di azioni violente di una frangia degli indigeni Mapuche, popolazione ancestrale che il Papa incontrerà a Temuco) e con un blitz di manifestanti alla Nunziatura, dove alloggerà Francesco, con le rivendicazioni dei senzatetto contro le presunte spese eccessive stanziate dal governo per organizzare la visita apostolica.

In Vaticano, però, si ostenta tranquillità. Nel suo videomessaggio ai due Paesi inviato alla vigilia del viaggio, il Papa si presenta «come pellegrino della gioia del Vangelo, per condividere con tutti la pace del Signore». In più, torna a condannare significativamente quella «cultura dello scarto» che «ci ha invaso sempre di più», condividendo le istanze dei più poveri e degli sfruttati dei due paesi sudamericani, colpiti da «disuguaglianza sociale, povertà persistente da cui riscattarsi, disparità», in particolare in un Paese come il Cile dove la buona crescita economica, trainata dal trend della risorsa rame, incrementa anziché diminuire il “gap”tra ricchi e poveri. A Santiago, tra l’altro, Francesco arriva in un momento di non semplice transizione politica, con la presidente socialista Michelle Bachelet che sta per lasciare la Moneda (l’11 marzo) all’eletto Sebastian Pinera, di centrodestra.

Diverso il quadro socio-politico in Perù, dove il pontefice sarà accolto da una classe dirigente travolta dallo scandalo delle tangenti Odebrecht, colosso brasiliano delle costruzioni, e dove il presidente in carica Pedro Pablo Kuczynski è scampato di recente all’impeachment, grazie all’indulto concesso all’ex presidente Alberto Fujimori, una mossa, secondo le accuse, fatta dal presidente per avere l’appoggio dei parlamentari vicini allo stesso Fujimori.

Anche nella visita in Perù il papa avrà a che fare con la delicata questione delle popolazioni indigene, soprattutto nella tappa a Puerto Maldonado, nel cuore amazzonico peruviano, dove l’incontro con le etnie locali costituirà un primo importante test in vista del Sinodo dell’anno prossimo sull’Amazzonia.

Ma, al di là delle questioni politiche, in Cile Bergoglio troverà una Chiesa cattolica travolta da scandali di natura sessuale tra il clero. L’ultimo in ordine di tempo, la scabrosa vicenda del sacerdote Fernando Karadima – quasi un secondo “caso Marcial Maciel”, il fondatore dei Legionari di Cristo morto nel 2008 dopo essere stato condannato e ridotto alla stato laicale per aver abusato di seminaristi e religiose – l’ha definito l’ambasciatore presso la Santa Sede Mariano Fernandez. Un caso clamoroso che è alla base anche delle contestazioni in atto contro il vescovo di Osorno, monsignor Juan Barros, formatosi alla scuola dei Legionari di Cristo. Altri abusi in serie, poi, sono stati ammessi anche dai padri maristi nelle
loro scuole presenti in Cile. In Perù, invece, il Papa ha appena commissariato il “Sodalizio di vita cristiana” fondato dal laico Luis Fernando Figari, accusato di abusi sessuali ma anche di oscure manovre finanziarie, per le quali rischia l’arresto.

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