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Tiangong-1, il satellite cinese impazzito che sorvola l'Italia

Fu il primo laboratorio spaziale cinese, ora si avvia al rientro incontrollato sulla Terra: sapremo dove e quando atterrerà soltanto 10 ore prima. La zona dell'Italia compresa tra la Toscana e la Calabria tra i punti in cui passa più frequentemente. Le istituzioni sono già al lavoro

ROMA. Il Palazzo Celeste è alla deriva nello spazio e sta per crollare sulla Terra. Non è l’incipit di un racconto di Asimov, ma la cronaca del rientro del laboratorio spaziale cinese Tiangong-1, che in mandarino significa appunto “Palazzo Celeste”. Il problema è che non si sa bene quando e dove cadrà, perché la sua orbita è fuori controllo almeno da giugno 2016 secondo i calcoli dell'Aerospace corporation di El Segundo in California, che monitora costantemente la sua rotta . Sfortunatamente l'Italia si trova in una delle fasce in cui Tiangong-1 passa più spesso.

Tutte le volte che l'orbita di...
Tutte le volte che l'orbita di Tiangong-1 è stata modificata. L'ultima il 16 dicembre 2015

Dopo aver ammesso di aver perso il controllo della stazione, gli ingegneri di Pechino hanno fatto marcia indietro sostenendo che l'orbita è "sotto controllo costante" e il laboratorio "brucerà al rientro nell’atmosfera" mentre "i rottami rimanenti cadranno in un tratto di mare designato". Di tutt'altro avviso è l'Aerospace corporation, che sottolinea come l'ultima modifica alla rotta di Tiangong-1 sia stata apportata nel dicembre del 2015. E anche la nota del 4 maggio 2017 della Cina all'Ufficio per gli affari dello spazio extra-atmosferico delle Nazioni Unite , prevedendo una finestra per il rientro di ben sei mesi, fa capire che Pechino non aveva le idee chiare sulla stazione spaziale.

 

Tiangong-1, il satellite cinese fuori controllo che sorvola l'Italia ogni giorno

 

Italia sulla rotta, istituzioni al lavoro

Il passaggio di Tiangong-1 sull'Italia
Il passaggio di Tiangong-1 sull'Italia

Secondo i calcoli del Centro di studi sulle orbite e i detriti di rientro della Aerospace corporation, il satellite dovrebbe cadere tra la metà e la fine di marzo. E, anche se è davvero improbabile che resista all’impatto con l’atmosfera e piombi sull’Italia, il relitto passa sul Mediterraneo «tra le due e le quattro volte al giorno» e sopra le nostre teste «una o due», spiega il primo ingegnere del centro William Ailor. Così anche le autorità italiane si sono mosse: la Protezione Civile ha fatto sapere che non si tratta ancora di una materia inerente al Dipartimento, ma già in passato ha partecipato a due riunioni sul tema e la prossima settimana, presumibilmente tra martedì e mercoledì, ne avrà luogo un’altra. Presenti al tavolo diversi enti: dall’Agenzia spaziale italiana (Asi) che monitora la situazione, all’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), fino ad arrivare ai Vigili del Fuoco. «Ad oggi è impossibile prevedere una specifica posizione geografica in cui Tiangong-1 rientrerà – spiega ancora Ailor – possiamo dire che non può cadere al di sopra di 43 gradi a Nord o al di sotto di 43 gradi di latitudine Sud».

 

In verde l'area in cui Tiangong-1...
In verde l'area in cui Tiangong-1 potrebbe cadere. Le due fasce gialle sono le zone più probabili

Un’immensa area (colorata di verde nella foto in alto) che va dalla Toscana fino alla punta meridionale dell’Africa e si estende per tutto il globo. Esistono tuttavia due fasce, una a Nord ed una a Sud dell’Equatore, che il relitto sorvola con più frequenza: l’Italia centro-meridionale (dalla Toscana alla Calabria) si trova in una di queste (in giallo nella foto). Intorno alle 19.30 del 13 gennaio, ad esempio, Tiangong-1 ha sorvolato da costa a costa la zona tra Gaeta e Manfredonia, alle 21.09 quella tra Grosseto e Pescara. «Detto questo – precisa ancora Ailor – è davvero molto improbabile che il rientro possa coinvolgere l’Italia o il Mediterraneo».

 

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Conosceremo il punto di impatto soltanto 10 ore prima

 

In generale secondo i calcoli dell'Aerospace corporation una persona negli Stati Uniti ha una possibilità su 1,4 milioni di essere colpita da un detrito. La maggior parte dei relitti di solito cadono negli Oceani: essendo la Terra composta per i due terzi d’acqua è di gran lunga l’eventualità più probabile. Per quanto si sa, soltanto una volta un detrito ha colpito una persona: ha centrato la spalla dell’ignara Lottie Williams di Tulsa, in Oklahoma, mentre camminava. Era un pezzo del serbatoio del razzo che lanciò il satellite Delta II nel 1996, che tuttavia non ferì Lottie in maniera grave.

 

Lottie Williams, colpita da un...
Lottie Williams, colpita da un detrito spaziale nel 1996

Il problema principale, ora, è individuare l’area dove potrebbero precipitare potenziali detriti. «Nella migliore delle ipotesi – spiega ancora Ailor – avremmo dieci ore di preavviso. Ogni orbita richiede 90 minuti, quindi l’astronave potrebbe fare più di una rivoluzione completa intorno al pianeta in quel momento. Il satellite viaggia a circa 7 chilometri al secondo, quindi un piccolo errore di calcolo si tradurrebbe in una grande distanza sul terreno».

 

Nel frattempo si moltiplicano gli avvistamenti di Tiangong-1. L'Agenzia spaziale europea ha pubblicato la foto scattata dal francese Alain Figer, che ha immortolato il passaggio del satellite.

 

 

Su Twitter una serie di account collegati seguono il passaggio della stazione spaziale sulle principali città del mondo.

 

 

 

I frammenti che cadranno sulla terra: rischio idrazina, carburante tossico

 

Tiangong-1
Tiangong-1

Una volta che il satellite rientrerà nella zona in cui l’atmosfera è più densa, inizierà a rompersi in molti frammenti. «Alcuni di questi potrebbero sopravvivere all’impatto – chiarisce Ailor – e colpire il terreno. Nel caso si disperderanno in un corridoio lungo e sottile (probabilmente largo 60 chilometri e lungo 1.500). I detriti sopravvissuti potrebbero includere frammenti di pannelli solari, sfere di pressione, materiali strutturali e oggetti contenuti nel veicolo protetti da un riscaldamento significativo da altre cose intorno. In generale, tra il 10 e il 40 percento della massa di un oggetto sopravviverà all’impatto e potrebbero esserci chilometri tra i frammenti. Alcuni di questi potrebbero essere pericolosi per le persone a terra». Soprattutto - altro tema all’ordine del giorno - potrebbero provocare problemi al traffico aereo. A destare preoccupazione è anche la presenza residuale di un particolare tipo di carburante usato spesso nei satelliti: l’idrazina, una sostanza altamente tossica, per cui la Cina ha riferito nel suo aggiornamento del 12 dicembre 2017 all'Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari dello spazio extra-atmosferico. «In generale brucia o si disperde nell’atmosfera e non resta sui detriti quando si verificano simili impatti», spiega ancora Ailor, suffragando, stavolta, la tesi di Pechino.

 

Il satellite di Gravity, simbolo della corsa allo spazio cinese

 

Sandra Bullock nel film Gravity
Sandra Bullock nel film "Gravity"

Per la dottoressa Ryan Stone, interpretata da Sandra Bullock nel film pluripremiato agli oscar “Gravity” (in foto), Tiangong-1 era l’ultima speranza per tornare sulla Terra . Così il destino del primo laboratorio spaziale cinese lanciato il 30 settembre 2011, è sempre stato la fama. La Cina lo ha definito da subito un "potente simbolo politico". Il direttore dell’Agenzia spaziale cinese Wang Zhaoyao nel 2013 aveva parlato della missione come di «un successo completo, una pietra miliare» perché era riuscita nell'intento di ospitare gli equipaggi delle navicelle Shenzou 8, Shenzou 9 e Shenzou 10, per cui era stata concepita. Un ottimo veicolo di propaganda, insomma, per una potenza che ormai contende agli Stati Uniti il primato in ogni campo.

 

Il modellino di Tiangong-1 durante la...
Il modellino di Tiangong-1 durante la sua presentazione

Il “Palazzo celeste” pesa 8,5 tonnellate, è lungo 10,5 metri e ha un diametro di 3,4. È dotato anche di due pannelli solari, che potrebbero sopravvivere sotto forma di frammenti all’impatto con l’atmosfera.  Il governo cinese è stato chiamato a render conto dello stato del veicolo alle Nazioni Unite. Ha risposto così il 4 maggio 2017: «Il 16 marzo del 2016 - spiega Pechino nel documento - Tiangong-1 ha smesso di funzionare. Ha adempiuto pienamente alla sua missione storica. Ad oggi, ha mantenuto la sua integrità strutturale. La sua orbita operativa è sotto costante e stretta sorveglianza da parte della Cina (...). Il suo rientro è previsto tra ottobre 2017 e aprile 2018. Secondo i calcoli e le analisi che sono state condotte, la maggior parte dei componenti strutturali di Tiangong-1 sarà distrutta attraverso la combustione durante il suo rientro. La probabilità di mettere in pericolo e causare danni alle attività aeronautiche e terrestri è molto bassa».

 

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