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Aria malata, Italia ad alto rischio

Dossier Ispra per il ministero dell’Ambiente. Si stimano 50mila morti premature da inquinamento atmosferico

ROMA. Consumo di suolo, inquinamento, infrastrutture verdi, acqua e rifiuti, mobilità, sono da sempre indicatori fondamentali per definire la qualità dei contesti urbani nei quali viviamo. Individuarne le principali criticità ambientali è da anni tra gli obiettivi del Rapporto sulla “qualità urbana” di Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell’Ambiente. La criticità prevalente che emerge dai dati del 2016 è legata ad inquinamento atmosferico/mobilità/verde urbano, con i conseguenti effetti in termini di congestione e danni economici, qualità dell’aria, malattie e mortalità. Un mix esplosivo, che merita, quindi, l’attenzione delle Istituzioni pubbliche e una rapida strategia di contrasto. Insomma il tema deve essere al centro dell’azione di Governo e dell’agenda di amministrazioni locali e regionali.

Il Rapporto Ispra ricorda prima di tutto che l’Agenzia Europea per l’Ambiente (Aea) ha recentemente inserito l’Italia fra le nazioni con l’indice di rischio sanitario più elevato per l’esposizione ad inquinamento atmosferico outdoor. I morti prematuri stimati sempre dall’Aea per inquinamento atmosferico in Italia sono oltre 50.000. Per quanto concerne la qualità dell’aria, il superamento dei limiti di polveri sottili e ozono sono frequenti e diffusi, colpendo nel 2016 ben 34 aree urbane. Pm10, quindi, ancora oltre la norma in molte città italiane, soprattutto nel bacino padano. Torino risulta essere la città con il numero maggiore di sforamenti giornalieri (103). Un motivo in più per combattere l’inquinamento urbano è aumentare le quantità di verde cittadino. Invece le percentuali di verde pubblico sulle superfici comunali restano scarse, con valori inferiori al 5% in 96 dei 119 città analizzate. Solo in 11 aree urbane, prevalentemente del Nord, la percentuale di verde pubblico raggiunge valori superiori al 10%, con ottimi risultati soprattutto nei comuni dell’arco alpino, in particolare a Sondrio (33%) e Trento (29,7%). Basso il verde pubblico, alta di conseguenza la percentuale di suolo consumato rispetto alla superficie territoriale, con dati elevati a Torino (65,7%), Napoli (62,5%), Milano (57,3%) e Pescara (51,1%). Ottimi, infine, in un periodo in cui si parla molto di mari inquinati, i dati sulle acque di balneazione: Il 90,4% è classificato come eccellente e solo 1,8% come scarso.

L’analisi di tutti questi numeri tuttavia viene resa più efficace se messa accanto ai dati sulla mobilità italiana, affrontati anche da Ispra, e illustrati nella recente Conferenza Nazionale sulla Mobilità sostenibile. Emerge un quadro di arretratezza e allarme. L’Italia continua a essere il Paese europeo (se si esclude il Lussemburgo) con il più alto numero di auto immatricolate per abitante: 61 contro le 54 della Germania, 49 della Francia, 47 della Spagna. Il dato è aggravato dalla qualità delle auto in circolazione, prevalentemente Euro 0-Euro 3, con un’incidenza delle auto Euro 6 di appena l’11%. Anche sul piano del trasporto pubblico locale l’Italia preferisce la gomma e quindi i veicoli prevalentemente a diesel (il 71% dei bus circolanti), ormai di vecchia generazione, con un’età media di 11,4 anni contro i 7,6 del Regno Unito, i 7,8 della Francia e gli 8 della Spagna. Bassa l’incidenza di metropolitane e tramvie e la velocità commerciale dei bus nelle aree urbane.

È urgente fare qualcosa. Prima di tutto potenziare i collegamenti urbani su ferro, ed in cantiere ci sono 63 km di nuove metropolitane e 27 km di nuove tramvie e filobus nei prossimi anni. Poi incentivare l’uso dei mezzi pubblici, e per questo la legge di bilancio introduce la defiscalizzazione
degli abbonamenti, il cosiddetto “buono trasporto”. Insomma serve un’azione congiunta sul lato infrastrutturale e gestionale dei comportamenti per ridurre l’uso dell’auto e migliorarne le emissioni e con esse la qualità dell’ambiente in cui viviamo.

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