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Uno sguardo al futuro per tutti imprevedibile

L’analisi

Non è escluso che qualcuno possa vincere, e le quotazioni del centrodestra sono in ascesa. Ma per strappare una maggioranza, alle #Politiche2018, bisognerà stravincere. E se anche a qualcuno riuscisse il colpaccio, la maggioranza si reggerebbe comunque su numeri incerti ed equilibri fragili. Per questo, leader e partiti sembrano in attesa: non tanto del voto, ma di una legislatura travagliata, breve, forse brevissima.

A essere in gioco non è solo la prospettiva delle larghe intese, che in molti indicano come esito più probabile. Sembra diffusa la convinzione che le elezioni della prossima primavera siano solo un passaggio interlocutorio: il giro di warm-up di una corsa dalla lunghezza ancora indefinita. Al più, un giro di qualificazione: utile a guadagnare le prime file, sulle future griglie di partenza. Certo, un esito spagnolo, con due elezioni in poco più di sei mesi, appare poco probabile: una soluzione, da noi, alla fine si trova sempre… Almeno fino a ieri. Ma molti sembrano scommettere sul fatto che quella soluzione, questa volta, possa non essere durevole.

Berlusconi e Renzi partono da avversari, ma sono al tempo stesso i leader di una coalizione-ombra. Il Cavaliere ha ben due opzioni possibili, che lo mettono in una condizione invidiabile. Può puntare a vincere, con la coalizione di centrodestra: difficile, ma non impossibile. Ma ha anche un piano B, che porta al Nazareno di governo. Il segretario del Pd, uomo solo (non più al comando), non può che puntare tutto su se stesso. Sapendo però che la sua sfida è anche interna all’area di centrosinistra, con chi – dentro il Pd o alla sua sinistra – scommette su una “catastrofe democratica” e il conseguente superamento del renzismo.

Simile il destino di Salvini, la cui corsa elettorale serve a misurare gli equilibri nel centrodestra e contenere il “ritorno” di Berlusconi. Ma anche a tenere a bada la corrente nordista della Lega (non più Nord), che potrebbe tornare a farsi sentire, se il progetto nazionale del segretario dovesse fallire.

C’è poi chi, per strategia o annusando il rischio di una debacle, sceglie addirittura di “saltare un giro”. È il caso di Angelino Alfano e Giuliano Pisapia, che in settimana hanno annunciato (per ragioni diverse) la loro decisione di non candidarsi, e non è ancora chiaro cosa sarà delle rispettive creature politiche, a rischio estinzione ancor prima del battesimo elettorale. Tutt’altro discorso quello che riguarda Alessandro Di Battista, che resterà fermo ai box. Per occuparsi della famiglia, dei viaggi, dei libri… Ma anche – aggiungiamo noi – per poter assumere, un domani, la guida del M5S (evitando lo sbarramento dei due mandati).

Nell’immediato, quello di Di Battista si presenta come un gesto nobile: di chi rinuncia alla poltrona, proprio oggi che il M5S vola nei sondaggi e si dice pronto a formare il prossimo governo, in caso di affermazione come primo partito. Ma gli stessi 5Stelle sanno bene che difficilmente otterranno il mandato, e con ogni probabilità torneranno a sedersi sui banchi dell’opposizione. Il sospetto è che sia proprio questo l’esito più gradito, soprattutto se si trattasse di fare da opposizione a un governo Renzi-Berlusconi: barricate in Parlamento, e Di Battista a occupare (e aizzare) la piazza. Fuori dal Palazzo, d’altronde, si gode di una posizione propizia, come hanno dimostrato, nell’ultima legislatura, i casi di Renzi, di Grillo, e in fondo dello stesso Berlusconi, che sta già correndo da leader-incandidabile.

Leader e partiti eternamente schiacciati sul presente sembrano dunque, per una volta, adottare uno sguardo lungo. Che si proietta ben oltre l’immediato, oltre la campagna elettorale, persino oltre le trattative post-voto. Quel che ci troviamo

di fronte, tuttavia, non sono programmi di ampio respiro, per le future generazioni, per l’Italia di domani. Bensì piani improvvisati e calcoli spesso azzardati. Si guarda al futuro: un futuro per tutti imprevedibile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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