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Così l’Italia governata da un premier a 5Stelle

La Settimana

Saltiamo, con uno sforzo di immaginazione, al giorno dopo le elezioni politiche del marzo 2018. Direte voi: non è un po’ presto? Be’ no, visto che la cronaca politica ci offre questa settimana innanzitutto una domanda: e dopo? E una ragione c’è, anzi più d’una: perché la nuova legge elettorale sembra fatta apposta per non far raggiungere a nessuno la metà più uno dei voti (niente ballottaggio, e premio di maggioranza solo a chi raggiunge il 40 per cento, un po’ tanto), e perché le elezioni siciliane prima e i sondaggi dopo danno in testa loro, il Movimento 5Stelle, che dalle urne potrebbe uscire primo partito

Poi c’è Luigi Di Maio negli Usa, viaggio “coperto” da giornali e tv manco fosse Alcide De Gasperi nel 1947, capo di governo del paese uscito sconfitto dalla guerra, o Giorgio Napolitano nel 1978, primo comunista a sbarcare in America: un’enfasi degna di miglior causa. La sua agenda, tra l’altro, non ha brillato per qualità degli incontri, il più importante dei quali è stato quello con il segretario di Sato vaticano Pietro Parolin che – ha ironizzato Pierluigi Castagnetti – avrebbe potuto incontrare restandosene a Roma e facendosi portare in taxi al di là dal Tevere.

Ma se il candidato premier dei 5Stelle era andato fin laggiù per tranquillizzare l’alleato Usa e la finanza internazionale, ha finito invece per mettere in allarme la politica italiana e la Commissione europea, la prima perché ha dato l’impressione che la vittoria grillina sia a portata di mano, la seconda perché in un’intervista rilasciata all’ombra della Casa Bianca Di Maio ha annunciato, come programma elettorale e di governo, una politica economica fatta di tagli delle tasse e di manovra in deficit, insomma con un aumento della spesa pubblica.

Non è dunque un caso che proprio in questi giorni la pressione di Bruxelles su Roma si sia intensificata e a poco siano valse finora le rassicurazioni di Pier Carlo Padoan sul rispetto dei patti o che Paolo Gentiloni ricordi l’effetto sull’occupazione delle riforme avviate o una stabilità di crescita che da tempo non si vedeva. I timori di Bruxelles, infatti, riguardano ora i rischi di ingovernabilità che si profilano all’orizzonte, a cominciare da una possibile vittoria dei 5Stelle dei cui programmi di governo si hanno solo indicazioni vaghe, ai loro occhi poco convincenti, e delle cui ipotesi di alleanze future si sa poco e niente.

C’è infatti un’altra novità. Silvio Berlusconi è risorto ancora una volta, non solo e non tanto per merito suo, quanto per demerito altrui: il caso Sicilia insegna. Da qualche tempo, però, emerge una sua certa disaffezione per un futuro governo di larghe intese che Matteo Renzi gli aveva fatto balenare come unica arma possibile per domare un Parlamento frammentato, e che comunque aveva consentito a B. di tornare al centro della scena.

Il suo timore, riportano le cronache, è che dalle urne possa uscire un Pd ancora più debole, che questo acceleri una definitiva resa dei conti all’interno del partito, e magari che la schiera degli scissionisti si infoltisca, insomma che nemmeno le larghe intese siano possibili. Chissà se il Cav. lo pensa davvero o sta solo lanciando messaggi. O magari si prepara all’idea che soluzione non ci sia e che si debba ritornare a votare presto (Mattarella permettendo).

Ipotesi, ma delle quali si discute animatamente. Gli unici che alla vittoria ci credono davvero sono, appunto, i grillini. Non sono preoccupati, per esempio, del non brillante risultato siciliano, che attribuiscono alle abitudini locali di distinguere il voto per ragioni clientelari, piuttosto esaltano il 35 per cento raggiunto dal loro candidato presidente, Cancelleri, non lontano da quel 40 che consentirebbe loro di strappare la maggioranza assoluta in parlamento. Tutto può accadere. E tutto dipende alla

fine dalla missione impossibile affidata a Piero Fassino di allargare il perimetro del centrosinistra. Se l’operazione dovesse riuscire, l’Italia sarà ancora tripolare; in caso contrario la sfida sarà tra Di Maio e Berlusconi. Auguri.

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