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Sempre più bambini poveri, la scuola non li aiuta

Save the children presenta il suo Atlante dell’infanzia a rischio: oltre un milione sotto la soglia di povertà. Sei su dieci non leggono e non vanno  su internet. Di contro un quindicenne su quattro è iperconnesso. La colpa è delle diseguaglianze socio-economiche, lo Stato investe poco

ROMA. Sono quasi un milione e 300mila i bambini malati di povertà in Italia, un cancro che cresce di anno in anno (+14% rispetto ai precedenti 12 mesi) e non si estirpa con la panacea dell’istruzione. Anzi, le sue metastasi si replicano a velocità maggiore proprio nei contesti più svantaggiati: nelle scuole con indici socio-economico-culturali più bassi, infatti, almeno un quindicenne su quattro è stato bocciato, mentre negli istituti degli ambienti più ricchi si scende a quasi uno su 23 (appena il 4%). Una realtà ineluttabile in un Paese che spende appena il 4% del suo Pil per l’istruzione, a fronte di una media europea del 4,9%. Sono i dati contenuti all’interno dell’ “VIII° Atlante dell’infanzia a rischio - Lettera alla Scuola” di Save the children, edito da Treccani (in libreria dal 23 novembre).

Povertà crea ignoranza, dunque, ed esclusione sociale: le famiglie prese in questo vortice sono di nuovo gettate, violentemente, in fondo alla piramide economica. E ad ogni giro il numero dei reietti si accresce: i nuclei con minori in stato di indigenza assoluta, negli ultimi dieci anni, sono quintuplicati. In tutto sono 669mila quelli con ragazzi al di sotto della soglia, che sostengono a malapena le spese per la casa e per il cibo e che ogni mese possono impiegare solo 7 euro per l’istruzione e 40 per la cultura. Fatto che spesso si traduce in una totale assenza di attività formative: sei ragazzi su dieci in un anno non leggono un libro, non fanno sport, non vanno a concerti, spettacoli teatrali o musei e non hanno accesso a internet. Di contro un quindicenne su quattro è ultraconnesso: si collega a internet per ben sei ore al giorno. I minori in condizione di povertà assoluta sono il 12,5% rispetto al totale di quelli presenti in Italia (il 12% al Nord, l’11,6% al Centro, il 13,7% al Mezzogiorno).

«A scuola i bambini si liberano dall’ignoranza, dai pericoli della strada, dalla povertà, dall’isolamento, talvolta dalla solitudine, spesso dalla fame e dalle malattie - spiega Massimo Bray, direttore generale della Treccani -, ma è anche il luogo dove possono liberare la loro fantasia, il desiderio di conoscere, la voglia di capire, l’abitudine a stare insieme. Insomma è la strada più sicura per creare cittadini liberi e consapevoli». Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the children, insiste sulla polarizzazione dell’istruzione italiana: «Vi sono scuole che hanno svolto e svolgono un ruolo anticipatore, di avamposto, con un artigianato intelligente, un pensiero pratico. Accanto a tante eccellenze, nelle scuole italiane si incontrano tuttavia

situazioni inaccettabili, di analfabetismo didattico, precarietà organizzativa, carenze strutturali, deserti relazionali, vere e proprie discriminazioni e ingiustizie che fanno pagare un prezzo enorme ai bambini più svantaggiati».

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