Quotidiani locali

Conosci l'italiano, cinque pregiudizi sul dialetto

Luoghi comuni, false convinzioni: chi lo ha detto che il dialetto è la lingua dei poveri? E chi lo dice che a usarlo sono solo gli anziani? Ecco cinque pregiudizi da mandare in pensione. Di dialetti si parla nel quinto volume dedicato alla lingua italiana realizzato in collaborazione con l'Accademia della Crusca in edicola con il nostro giornale e con tutti i quotidiani del Gruppo Gedi

leggi anche:

C’è ancora qualcuno che pensa sia da ignoranti parlare il dialetto. Non sa, è evidente, che ogni giorno il nostro italiano, pure quando ci pare impeccabile, attinge proprio da lì. Ecco allora cinque pregiudizi, che è ora di mandare in pensione, sul dialetto.

  1. Si possono usare parole in dialetto in mezzo a un discorso in italiano: vero. Che sia una lingua, oppure un dialetto, di certo si tratta, in tutti e due i casi, di un sistema di regole ben strutturato. È opportuno sapere, dunque, che usare una parola in dialetto nel mezzo di un discorso in italiano non è una pratica meno nobile rispetto a quella, comunissima al giorno d’oggi, di concederci, qua e là, delle parole prese in prestito da altre lingue.
  1. Il dialetto c'è solo al sud: falso. Il pregiudizio più comune, e antico, ha a che vedere con il fatto che il dialetto sia considerato tale soltanto al sud. Come dire: il milanese è italiano, il napoletano è dialetto. E invece no: dire che vi hanno ciulato la macchina, non è più italiano di affermare che la macchina ve l’hanno fottuta.
  1. Il dialetto è solo per gli anziani: falso. Altro che passato, o roba da vecchi! Il dialetto, combinato con l’italiano, è molto di moda. I più giovani, da qualche anno a questa parte, parlano infatti il "giovanilese", una lingua informale che attinge senza remore dal dialetto. Così, una ragazza poco carina è una cozza (termine di origine meridionale), è da evitare chi si accolla (romanesco), mentre chi ci dice scialla (dal genovese) ci invita, chiaramente, alla calma.
  1. Il dialetto è la lingua dei poveroi: falso. Uno dei più frequentati luoghi comuni sul dialetto ci racconta che fosse la lingua dei poveri, rispetto all’italiano, lingua dei ricchi. Il progenitore dell’italiano e del dialetto, però, è il latino parlato: ed era parlato da tutti, sia poveri che ricchi.
  1. Occhio ai dialettòfobi, il dialetto genera coesione: vero. Stare alla larga dai dialettòfobi, da quelli, cioè, che letteralmente inorridiscono davanti a una parola in dialetto. Perché i tempi stanno cambiando: le scritte sui muri, le pubblicità, le canzoni e le serie televisive usano spesso il dialetto, e proprio grazie al dialetto generano coesione, disegnano un comune senso di appartenenza. Insomma, ricordiamoci di essere accoglienti, a partire dalla lingua. L’importante, in fondo, è capirsi.

Ecco tutti i titoli della collana e le date di uscita
 

1 - Bada (a) come scrivi - 23 settembre 2017
2 - La nostra lingua dalla @ alla zeta - 30 settembre 2017
3 - Scrivere nell'era digitale - 07 ottobre 2017
4 - Sindaco e sindaca: il linguaggio di genere - 14 ottobre 2017
5 - La ricchezza dei dialetti - 21 ottobre 2017
6 - L'italiano e le lingue degli altri - 28 ottobre 2017
7 - Le parole nella Rete - 4 novembre 2017
8 - Giornali, radio e tv: la lingua dei media - 11 novembre 2017
9 - Da San Francesco al rap: l'italiano in musica - 18 novembre 2017
10 - Arte, design e moda: il mondo parla italiano - 25 novembre 2017
11 - Il linguaggio della politica - 2 dicembre 2017
12 - Leggi, contratti, bilanci. Un italiano a norma? - 9 dicembre 2017
13 - L'abc della grammatica: regole e uso - 16 dicembre 2017
15 - Le parole dei quotidiani - 23 dicembre 2017

TrovaRistorante

a Padova Tutti i ristoranti »

Il mio libro

CLASSICI E NUOVI LIBRI DA SCOPRIRE

Libri da leggere, a ciascuno la sua lista