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Vi racconto mio cugino Fausto, il Campionissimo

"Vi racconto mio cugino Fausto, il Campionissimo"

Viaggio a Castellania, il borgo del Tortonese dove 98 anni fa nacque il mito Coppi. Qui ancora tutto ricorda la leggenda del pedale. Sabato la partenza della 14esima tappa

CASTELLANIA. A casa del mito. Capisci subito che stai per arrivarci. A un chilometro dal paese la strada che sale da Tortona spiana un po’. Sulla destra un cartello: “Passo Coppi, 369 metri”. Niente a che vedere con le salite domate dal Campionissimo. Ma un omaggio al mito, che ha reso celebre nel mondo il borgo di Castellania. Svolta a sinistra. Tra vitigni, campi e case contadine, segnate da anni di suro lavoro e sacrifici di chi le abita, si arriva in paese. Anche il navigatore si adegua: “Via Fausto Coppi”.

Trecento metri ed ecco il murales di Fausto e del fratello Serse, morto a Torino nel 1951 per una caduta in gara. Poi la chiesetta eretta dopo la prematura morte del Campionissimo, il 3 gennaio 1960 per un maledetto attacco di malaria contratta in Africa e che nessuno aveva scoperto. Vicino la tomba di Fausto e Serse. Poco più in là c'è la casa dove il mito nacque il 15 settembre 1919.

La tomba di Fausto e Serse Coppi a...
La tomba di Fausto e Serse Coppi a Castellania

Ci sono la camera del campione, la cucina, centinaia di pagine di giornale, biciclette, maglie. Tutto è rimasto come quasi un secolo fa. Un volontario per l'ennesima volta ai turisti racconta le ultime ore di vita di Fausto. La battuta di caccia in Africa, il ritorno a Novi, la rapida agonia.

Da questo piccolo borgo ombelico del mondo a due ruote a pedali partirà sabato la quattordicesima tappa del Giro d’Italia, omaggio obbligato a chi forse più d’altri ha fatto la storia della corsa rosa.

A Castellania venerdì mattina regnava la tranquillità. Due signori di mezza età, parlando tra loro in francese, sbirciavano la vetrina accanto alla tomba piena di ricordi lasciati negli anni dai migliaia di tifosi del Campionissimo saliti quassù.

Un anziano esce di casa e va a portare la spazzatura. Ci avviciniamo. Non facciamo in tempo a presentarci che diventa un fiume in piena. Di ricordi, di aneddoti. Sembra Coppi in fuga nella Cuneo-Pinerolo del 1949. Sì, Sergio Coppi, classe 1929, è il primo cugino del Campionissimo. Si commuove ancora a parlare del parente-mito. “Qui tutto parla di lui, tutto vive nel ricordo di Fausto”, dice.

Una bici e alcune maglie di Coppi...
Una bici e alcune maglie di Coppi nella casa natale

Si accostano i francesi. “Possiamo ascoltare? Per noi figli di emigranti italiani Coppi è una leggenda”. Uno aggiunge: “E la settima volta che vengo qui”.

“Siamo rimasti in 90 a vivere nel borgo – continua il primo cugino del campione (è il figlio della sorella del papà del campione) – quando  Fausto giovane eravamo in 450”. Da una parte c’è Tortona, dall’altra Novi. Laggiù il ragazzo Coppi scendeva con la bici per andare a fare il garzone alla salumeria, poi con una bici-cancello, altro che gioielli in carbonio dal peso piuma di adesso, si arrampicava su quella salita. Il cugino continua.

“Era un grande cacciatore, ricordo quella notte in cui braccammo la lepre inutilmente e poi lui la prese con un solo colpo a due passi da casa”.

Le imprese del compaesano sono indelebili. “Chi lavorava nei campi tornava a casa per ascoltare la radio, altri si ritrovavano all’Osteria Chiappini. Tutti ad aspettare il collegamento e l’annuncio di una nuova impresa”. Ricorda il Tour 1952 Sergio. “Staccò l’olandese Nolte, staccò Bartali: fu epico. Pensi che negli anni Settanta un giorno mi fermò alla periferia del paese un signore olandese in vacanza con la famiglia: era Jan Nolten, voleva rendere omaggio alla tomba del grande rivale”.

Bartali? “Era un amico di famiglia, solo in bici Fausto e Gino erano rivali. E comunque la storia della borraccia è chiara: Coppi al Tour ricevette una bottiglia della sua acqua preferita, la Perrier, da una tifosa a bordo strada e poi la passò a Bartali. Questa è la verità”. La moglie Bruna e la Dama Bianca. Sergio scruta le colline, le vigne che danno ottimo Barolo e Nebiolo.

Poi è tranciante. “La Bruna comandava a bacchetta. La Dama Bianca? Noi parenti capimmo che dovevamo accettarla per il bene di Faustino, veniva ogni giorno a mettere i fiori freschi sulla tomba del marito”. Sergio e Fausto, stima e fiducia assoluta.

Sergio Coppi con la foto del cugino...
Sergio Coppi con la foto del cugino Fausto sullo Stelvio

"Nel 1957 doveva partire per una tournée in America, era stato ricattato da una banda di briganti: 15 milioni o ti rapiamo Faustino”.

Passai tutto il tempo della sua tournée a Villa Coppi, frazione Barbellotta tra Novi Ligure e Serravalle Scrivia,  a proteggere Fustino, Giulia e le 12 persone della servitù che allora lavoravano in villa. Il fucile da caccia pronto a sparare”. Poi la tragedia: “Ero a Tortona, della morte di mio cucino lo seppi dalla radio. Ricordo ancora la veglia funebre in paese con Louison Bobet accorso dalla Francia”.

Merckx o Coppi? “Non scherzate – chiude – Fausto ha perso per la guerra i 5 anni migliori della carriera. E solo un ciclista mi ha entusiasmato come lui: Pantani, scattava in montagna e dava distacchi abissali a Coppi”. Guarda caso a Oropa, meta della tappa di sabato, il Pirata 18 anni fa entusiasmò.

Intanto il piazzale davanti alla chiesetta s’è riempito di cicloamatori arrivati in corriera dall’Olanda. Sono estasiati dal contesto. Guardano le gigantografie appese sulla facciata delle case case. Si preparano a pedalare sulle strade del Campionissimo. Come sabato faranno Nibali, Quintana e Dumoulin.

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